Roberto Pazzi Difficile predeterminare la vita di un essere umano anche quando paia promettere un’eccezionale talentuosità. Le aspettative che riguardano le due bambine così dotate di intelligenza dalla natura non devono mutarsi in una dimensione coatta, la scuola non ne ha bisogno se dovesse privarle di...

Roberto

Pazzi

Difficile predeterminare la vita di un essere umano anche quando paia promettere un’eccezionale talentuosità. Le aspettative che riguardano le due bambine così dotate di intelligenza dalla natura non devono mutarsi in una dimensione coatta, la scuola non ne ha bisogno se dovesse privarle di spontaneità, innocenza, fragilità trasformandole in piccoli mostri. Ci si può domandare che cosa un professore deva aspettarsi dai suoi allievi, se la ricerca di primati di eccellenza oppure l’adesione convinta all’avventura del sapere, che non sa né il docente né il discente dove porterà.

Nella personale esperienza di insegnamento le soddisfazioni più grandi non son mai venute da chi portava addosso già le stimmate della superiorità, da quei giovani che già pativano una certa diversità proprio perché cosi bravi. Era scoprire talenti in chi non era mai sembrato prometterne che dava il senso di una meravigliosa sorpresa. I primi della classe parevano spesso aureolati di un destino di manchevole meraviglia. Mai la scuola coglieva meglio il suo scopo come quando riusciva a individuare un interesse e una passione inediti. La maieutica socratica torna ad essere di perenne attualità quando fa nascere un inaspettato risultato che nessuna aspettativa aveva predeterminato. Sono i salvati dal gregge della mediocrità colti sulla via di Damasco dalla scoperta di amare una disciplina, a illuminare la scuola e a dare a un professore il senso di una missione unica. Confermare la forza del sapere con la rinnovata sua presa su una vita che nasce.