di Stefano Cecchi Aveva detto: "Nella vita di una comunità la scuola è fondamentale per il nostro futuro, non possiamo anche nella pandemia considerarla la Cenerentola della società". Così, quando ha visto che c’erano le condizioni per farlo, il presidente toscano Eugenio Giani ha convocato la giunta e ha deciso: "Dalle altre parti no so, ma da noi la scuola riapre". Convinta che la didattica a distanza in realtà faccia correre il rischio di tenere a distanza soprattutto la didattica, ieri la Toscana, unica fra le grandi regioni italiane, ha riaperto le porte delle classi agli studenti delle scuole superiori per le lezioni in presenza. Per ora solo il 50% della popolazione scolastica è potuto rientrare in classe con orari scaglionati, ma l’intenzione è quella di andare...

di Stefano Cecchi

Aveva detto: "Nella vita di una comunità la scuola è fondamentale per il nostro futuro, non possiamo anche nella pandemia considerarla la Cenerentola della società". Così, quando ha visto che c’erano le condizioni per farlo, il presidente toscano Eugenio Giani ha convocato la giunta e ha deciso: "Dalle altre parti no so, ma da noi la scuola riapre". Convinta che la didattica a distanza in realtà faccia correre il rischio di tenere a distanza soprattutto la didattica, ieri la Toscana, unica fra le grandi regioni italiane, ha riaperto le porte delle classi agli studenti delle scuole superiori per le lezioni in presenza. Per ora solo il 50% della popolazione scolastica è potuto rientrare in classe con orari scaglionati, ma l’intenzione è quella di andare avanti, facendo diventare la Toscana una sorta di modello nazionale. E questo mentre nel resto d’Italia insegnanti e ragazzi protestano proprio contro la didattica a distanza. In Lombardia, ad esempio, docenti e genitori sono tornati in piazza: cartelli e striscioni alla mano, i manifestanti si sono dati appuntamento davanti al palazzo della Regione. Come del resto è accaduto a Roma e in altre città.

La Toscana invece punta ad aumentare la quota di presenza in classe. "Vedete – ha spiegato Giani parlando all’istituto Cino da Pistoia – io preferisco riaprire ora e poi, tra una o due settimane, vedere dai contagi se dobbiamo nuovamente chiudere, piuttosto che mettermi passivamente con lo stato d’animo di dire ’riparto tra 15-20 giorni’". Una sfida che per il momento sembra dargli ragione. Il ritorno in classe si è infatti svolto senza troppi patemi. Qualche problema qua e là colpa di un’edilizia scolastica che sente strutturalmente il peso del tempo (a Firenze e a Lucca due scuole non hanno riaperto per colpa del riscaldamento in panne) ma nel complesso l’esperimento non ha registrato intoppi. Anzi.

Facce sorridenti quasi ovunque fra studenti e insegnanti, giovani con gli zaini in spalla in strada. Da Firenze a Siena, da Prato a Pistoia, ovunque si è respirata una bella aria, un’aria di normalità: "Lei non sa l’emozione di rivedere in volto i miei ragazzi!", ha detto Lisa Bartolomei, prof del liceo Castelnuovo di Firenze. Mentre a Pisa, siccome prima di Natale non avevano fatto in tempo a scambiarsi i regali, in alcune scuole gli studenti si sono presentati con i pacchi rimasti sotto l’albero. "È bello rientrare - ha commentato un gruppetto davanti all’istituto Pacinotti - ed è sicuramente meglio che stare ogni giorno a casa. Almeno riprendiamo il contatto con i compagni".

Ma come funziona il modello toscano che ha permesso questa scelta in controtendenza col resto d’Italia? Il nodo più difficile da affrontare è stato quello dei trasporti. In primo luogo è stato aumentato il numero degli autobus a disposizione per le corse scolastiche. Con 4 milioni di euro sono stati messi in servizio 329 autobus aggiuntivi, distribuiti in tutte le province, arrivando così a 2.949 mezzi. Poi si è deciso di far ricorso ad appositi steward, insieme ai vigili urbani e alle forze dell’ordine, per evitare assembramenti nei luoghi più a rischio come gli ingressi delle scuole o le fermate degli autobus. Ne sono stati selezioni a centinaia tra dipendenti di cooperative, guardie giurate e volontari.

Non solo. Per il rientro in classe degli studenti sono stati previsti screening a tappeto divisi in categorie. Ci saranno per i casi sospetti durante le lezioni e per quelli registrati non a scuola (nel caso il tampone dovrà essere effettuato entro un giorno e il risultato dovrà essere comunicato entro sei ore dal prelievo). La Regione poi, d’intesa con le prefetture, ha disposto orari di entrata e di uscita diversificati secondo le esigenze locali. Centinaia di studenti entrano in classe nel primissimo pomeriggio, per uscire ore dopo. "Un sacrificio, ma non c’erano alternative", dicono i presidi. "Iniziamo troppo tardi", contestano i ragazzi.