L’opera di Salvatore Garau ’Davanti a te’ consiste nel solo certificato di autenticità
L’opera di Salvatore Garau ’Davanti a te’ consiste nel solo certificato di autenticità
di Viviana Ponchia Io ti dico che c’è. Sta a te decidere se vederlo o no. L’importante è che se ne parli. Se poi si vende, ancora meglio. Salvatore Garau stupisce di nuovo. In primavera ’Io sono’, la scultura talmente immateriale da essere invisibile, era stata acquistata per 15mila euro. Adesso tenta il raddoppio la gemella ’Davanti a te’, l’ultima creazione venuta via per 28mila. Non si tocca niente, non c’è niente a parte chi guarda (se vi sembra poco). L’unico oggetto fisico che il compratore si porta a casa è il certificato di autenticità, che raccomanda: "L’opera deve essere collocata in uno spazio libero da qualsiasi ingombro e di circa 200x200 centimetri". Domande? Le fareste a un...

di Viviana Ponchia

Io ti dico che c’è. Sta a te decidere se vederlo o no. L’importante è che se ne parli. Se poi si vende, ancora meglio. Salvatore Garau stupisce di nuovo. In primavera ’Io sono’, la scultura talmente immateriale da essere invisibile, era stata acquistata per 15mila euro. Adesso tenta il raddoppio la gemella ’Davanti a te’, l’ultima creazione venuta via per 28mila. Non si tocca niente, non c’è niente a parte chi guarda (se vi sembra poco). L’unico oggetto fisico che il compratore si porta a casa è il certificato di autenticità, che raccomanda: "L’opera deve essere collocata in uno spazio libero da qualsiasi ingombro e di circa 200x200 centimetri".

Domande? Le fareste a un bambino che vi presenta il suo amico immaginario? Chiedereste a Piero Manzoni se nelle sue scatolette c’è davvero merda? O importunereste Fernando Pessoa per sapere se ha finto di essere Fernando Pessoa quando si moltiplicava in una moltitudine di eteronimi e confessava: "Sono solo come nessuno lo è ancora stato, vuoto dentro di me, senza prima né dopo". Zitti che è meglio. Accontentatevi piuttosto della nota dei curatori di Garau che accompagnava l’esposizione del ’Buddha in contemplazione’ davanti alla Scala di Milano: il vuoto, il nulla sono la perfetta metafora di questi tempi. Vantaggi extra artistici? Il lavoro impercettibile non può essere riprodotto sulla rete. Ed è a impatto ambientale zero. L’artista sardo sta arroccato nella sua Oristano, dove i ragazzi della Scuola d’arte hanno installato quella che lui definisce un’idiozia geniale: un bassorilievo che può essere visto solo da un drone. Ispirazione irresistibile. E ora lui spiega come farebbe un fisico quantistico: "Il vuoto non è altro che uno spazio pieno di energia. E se anche lo svuotiamo e resta il nulla, secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg quel nulla ha un peso. Ha quindi energia che si condensa e si trasforma in particele. Insomma in noi".

I fisici e i bambini troverebbero la spiegazione efficace, qualche critico ha storto il naso. Lui incassa, in tutti i sensi, e vola ancora più alto: "Nel momento in cui decido di esporre in un dato spazio una scultura immateriale, quello spazio concentrerà una certa quantità e densità di pensieri in un punto preciso, creando una scultura che dal solo mio titolo prenderà le più svariate forme. In fondo non diamo forse forma a un Dio che non abbiamo mai visto?". Il troppo si annulla, dice, sbianca nella mente. Ma può un’opera d’arte che effettivamente non esiste considerarsi tale? Dove si trova il confine che porta dritto alla filosofia? Non ci sarà mai una risposta, ha sempre replicato il collezionista Walter Baldi a chi voleva sapere cosa ci fosse veramente nelle lattine di Manzoni. Già, ma così sono bravi tutti. Si diceva anche dei tagli di Lucio Fontana prima che uno paziente spiegasse l’ossimoro del gesto che apre il buio alla luce. E che come tagliava lui…

Possiamo rilassarci e andare ad apparecchiare anche per l’amico immaginario. D’altra parte non abbiamo aperto bocca su Tonino Mutandari, maestro della misconosciuta corrente pittorica del Nascondismo, i cui quadri potevano spuntare a sorpresa da un armadio o una cassettiere. Corrado Guzzanti e il suo dottor Armà ci hanno già introdotti nel territorio selvaggio dell’arte contemporanea su Teleproboscide, dove con il Nascondismo si cercava di rivalutare il Sorpresismo di Fragolari, Carciofani e Staccolana. Anche lì il rischio di circonvenzione d’incapace veniva evitato spostando lo sguardo o cambiando canale.