Michele Brambilla Poi, è probabile che questo festival sia molto più seguito dei precedenti, perché la gente la sera è chiusa in casa e se non guarda la tv che cosa fa; e siamo anche tutti stufi di sentir parlare di malamorte e di malattia, quindi ben vengano le canzonette. Non è questo il punto. È che chi sarà a Sanremo vivrà un festival fantasma e toccherà con...

Michele

Brambilla

Poi, è probabile che questo festival sia molto più seguito dei precedenti, perché la gente la sera è chiusa in casa e se non guarda la tv che cosa fa; e siamo anche tutti stufi di sentir parlare di malamorte e di malattia, quindi ben vengano le canzonette. Non è questo il punto. È che chi sarà a Sanremo vivrà un festival fantasma e toccherà con mano che cosa abbiamo perduto nell’aver fatto sparire, dalla nostra vita quotidiana, la presenza dei corpi.

Sanremo sarà solo un simbolo. I corpi sono spariti dagli stadi, sono spariti da molte scuole, sono spariti la sera dai ristoranti e dai bar.

Ma non è soltanto per via del Coronavirus. È da un pezzo che non ci vediamo più al solito posto. Pensate ai cinema. L’altro ieri abbiamo accolto tutti con sollievo la notizia che il 27 marzo, forse, riapriranno. Benissimo. Ma da quanto tempo avevamo già smesso di andare al cinema? I film ce li guardiamo a casa, tutti poi sanno tutto sulle serie tv. Ma quanto erano semideserte e tristi, le sale cinematografiche, già prima del Covid? E i bar? In quali sere si potevano vedere ancora certe partite di carte o di biliardo, i bar cantati da Giorgio Gaber, quelli popolati dai Cerutti Gino e dai Riccardo?

Anche il mondo del lavoro era già cambiato. Mi ha colpito (nel bene) leggere che una grande azienda bresciana, la Camozzi Group, ha voluto trasferire la propria sede legale in via Rubattino a Milano, zona Lambrate, dove un tempo c’era la Innocenti, dove si facevano la Lambretta e la Mini. Mi sembra un omaggio all’epopea delle fabbriche, quelle di Vincenzina di Romanzo Popolare, film capolavoro di Monicelli. Anche quelli erano luoghi di aggregazione.

Ecco, se c’è una cosa positiva di questi maledetti lockdown, spero, è che ci abbiano fatto capire quanto siano importanti i corpi: senza i quali non c’è neppure l’anima.