-di Francesco Ghidetti Addio dunque alla ragazza del Novecento, Rossana Rossanda. Aveva 96 anni. Il diluvio delle dichiarazioni di affetto e rimpianto (anche da parti politiche avverse: a esempio Silvio Berlusconi) è, come sempre in questi casi, inarrestabile. Colta. Intelligente. Non dogmatica. Anti stalinista. Alfiera di un comunismo ’diverso’. Coerente e via dicendo. Ma ’la ragazza’ in questione è più corretto ricordarla con le sue parole. Epitaffio autobiografico: "Cari compagni, costei scelse di far la rivoluzione invece che l’università, ma il risultato non si è visto, non riposi in pace". Feroce. E malinconica: "Mi dispiacerebbe morire per i libri che non ho letto e i luoghi che non avrò vissuto". La sua vita è...

-di Francesco Ghidetti

Addio dunque alla ragazza del Novecento, Rossana Rossanda. Aveva 96 anni. Il diluvio delle dichiarazioni di affetto e rimpianto (anche da parti politiche avverse: a esempio Silvio Berlusconi) è, come sempre in questi casi, inarrestabile. Colta. Intelligente. Non dogmatica. Anti stalinista. Alfiera di un comunismo ’diverso’. Coerente e via dicendo. Ma ’la ragazza’ in questione è più corretto ricordarla con le sue parole. Epitaffio autobiografico: "Cari compagni, costei scelse di far la rivoluzione invece che l’università, ma il risultato non si è visto, non riposi in pace". Feroce. E malinconica: "Mi dispiacerebbe morire per i libri che non ho letto e i luoghi che non avrò vissuto".

La sua vita è stata tutt’altro che noiosa. Magari non propriamente ’leggera’: dal comunismo reale alla rivoluzione culturale cinese (mai ha ripudiato la sua passione per Mao), dai diritti delle donne al garantismo. Però, pur non abbandonando mai il suo essere comunista, un episodio su tutti l’ha resa centrale nella storia dell’Italia del dopoguerra: l’analisi del terrorismo. E non tanto per il libro-intervista su Mario Moretti, capo delle Brigate Rosse, quanto per le parole scritte il 28 marzo 1978.

L’Italia è nel caos più assoluto. Il 16 hanno rapito il presidente della Dc Aldo Moro. Rapimento, com’è noto, che si concluderà con l’assassinio dello statista il 9 maggio successivo dopo una lunga e mai compresa appieno trattativa. Rossanda non la manda a dire. E scrive sul suo amatoodiato giornale, il manifesto: "Chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle Br. Sembra di sfogliare l’album di famiglia. Da una parte sta l’imperialismo, dall’altra il socialismo. Vecchio o giovane che sia il tizio che maneggia la famosa Ibm (la macchina da scrivere usata dalle Br per i loro comunicati), il suo schema è veterocomunismo puro". Come a dire: cari compagni del Pci, lasciate stare complottismi di varia natura; lasciate perdere le "sedicenti" Brigate Rosse; loro sono rosse, anche se di un rosso che non piace ai tanti militanti dei partiti del movimento operaio (ci fu una riposta durissima di Emanuele Macaluso, ma è un altro discorso). Per quella che è stata chiamata ’la vestale della sinistra’, in quei comunicati ("deliranti", secondo il frasario dell’epoca) "ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov".

Lei il Pci lo conosceva bene. Sia prima che dopo la radiazione avvenuta nel 1969 per"frazionismo". Classe 1924, nata a Pola, famiglia benestante travolta dalla crisi del ’29, visse prima a Venezia e poi a Milano (sempre si sentì milanese, mai di Roma o di Parigi, dove visse gran parte della vita) come allieva del filosofo Antonio Banfi, Rossana cominciò il suo corso politico. Fa la Resistenza, è dirigente del Pci negli anni Cinquanta e Sessanta, responsabile della politica culturale del Partitone, eletta alla Camera nel 1963. Poi, la rottura. E l’impegno prima ancora culturale che politico. Sulle colonne del manifesto, con i libri.

Uno su tutti: La ragazza del secolo scorso stampato per Einaudi, saggio più amaro che dolce di una vita dedicata alla politica. Un libro che arrivò secondo allo Strega del 2006, battuto da Caos calmo di Sandro Veronesi. Ovvio: per convincerla a correre per il Premio, raccontava divertito Valentino Parlato, ci volle molta pazienza. Non vinse perché saggio e per di più comunista? Affidiamoci alle parole di uno che di Pci se ne intendeva e che il Pci lo amava, Carlo Lizzani, il partigiano Carlo Lizzani: "La fantasia è nella vera tradizione dello Strega". E la fantasia, col comunismo, c’è sempre entrata poco, diciamo.