Quando l’"ammartaggio" della sonda Perseverance – una sofisticatissima ’inchiodata’ che dai ventimila chilometri si è conclusa con un soffice parcheggio sul pianeta rosso – è stato dato per cosa fatta, Teresa Fornaro è "esplosa di gioia", scollinando così la sua "vetta massima della paura", quella che il Rover della Nasa, per qualche ragione, sbandasse dopo 500 milioni di chilometri onestamente percorsi in sette mesi nell’imbuto nero pece dell’universo. Non ha potuto urlare la sua felicità però la giovane ricercatrice napoletana dell’Inaf Osservatorio Astrofisico di Arcetri – suggestivo centro di ricerca ottocentesco appollaiato sulla collina di Firenze, luogo dell’anima di Margherita Hack – perché nell’altra stanza dormivano già i suoi due gemellini di appena...

Quando l’"ammartaggio" della sonda Perseverance – una sofisticatissima ’inchiodata’ che dai ventimila chilometri si è conclusa con un soffice parcheggio sul pianeta rosso – è stato dato per cosa fatta, Teresa Fornaro è "esplosa di gioia", scollinando così la sua "vetta massima della paura", quella che il Rover della Nasa, per qualche ragione, sbandasse dopo 500 milioni di chilometri onestamente percorsi in sette mesi nell’imbuto nero pece dell’universo.

Non ha potuto urlare la sua felicità però la giovane ricercatrice napoletana dell’Inaf Osservatorio Astrofisico di Arcetri – suggestivo centro di ricerca ottocentesco appollaiato sulla collina di Firenze, luogo dell’anima di Margherita Hack – perché nell’altra stanza dormivano già i suoi due gemellini di appena cinque mesi, nati cioè dopo che la sonda dei sogni era già in viaggio da un pezzo.

o, Teresa Fornaro (seconda da sinistra) col gruppo di ricercatori di Arcetri

Teresa, 33 anni, unica italiana tra i 13 participating scientist della missione e capo del team di supporto fiorentino, ha così affidato la scarica di adrenalina ai suoi polpastrelli nella chat degli ’addetti ai lavori’ collegati in filo diretto con la Nasa. In altri spigoli d’Italia le mani tremanti d’emozione dell’altro giovane ricercatore del gruppo di Arcetri, il fiorentino Giovanni Poggiali, e l’astrobiologo John Brucato. "Da 10 anni sono marziana ’inside’ – racconta con un sorriso disteso il giorno dopo la grande felicità – ma in quei 7 minuti di ’ammartaggio’ mi è mancato per la prima volta il fiato". E la descrizione delle reazioni alla delicatissima fase attraverso cui una combinazione di fattori – che include l’attrito atmosferico, un paracadute supersonico, un inedito sistema di riconoscimento delle caratteristiche del suolo e otto retrorazzi della gru Skycrane – ha permesso al veicolo di posarsi delicatamente sul suolo di Marte ricordano ci riportano per un attimo, nelle parole della giovane ricercatrice, al celebre momento d’incomprensione in diretta tv durante l’allungaggio del 1969 fra Tito Stagno e Ruggero Orlando. "Ha toccato il suolo lunare" esultò il primo, "No, non ha toccato" lo gelò il secondo: "’Siamo su Marte’ ha annunciato trionfante un ingegnere americano giovedì sera, ’Stanno arrivando ora i dati della sonda orbitante’ ha detto un secondo" ci racconta Teresa spiegando come un’altra voce abbia riavvolto per qualche secondo il nastro del pathos in mezzo mondo ("E se avesse detto che il Rover si era schiantato?").

Adesso per il team inizia la fase più lunga. Mesi e poi anni a passare al setaccio le informazioni della sonda. "Sulla Terra non abbiamo rocce antiche come quelle di Marte e studiandole potremo capire forse anche qualcosa sull’origine della vita nel nostro pianeta". Ma i tempi? "I primi campioni che potremmo analizzare non arriveranno prima dell’estate. Da quel momento potremmo capire cosa ci dicono le rocce". E cioè se come molti ipotizzano sul pianeta rosso vivano davvero delle forme di vita unicellulari, batteri in grado di sopravvivere senza ossigeno "sfruttando l’energia chimica proveniente dall’ambiente".

"Sarebbe una rivoluzione epocale", dice Teresa, già postdoctoral research fellow al Geophysical Laboratory del Carnegie Institution for Science a Washington, negli Stati Uniti tornata in Italia nel 2019 dopo aver vinto un concorso ed essere stata assunta a tempo indeterminato dall’Inaf, mentre il collega astronomo John Brucato dopo "una serata da film thriller" si dice fiero del gioco di strada e della "bandierina italiana su una missione di marca Usa". Una medaglia sul petto che darà la forza e la costanza di monitorare d’ora in poi e per anni quel che succede a 500 milioni di chilometri da noi a "identificare via via ogni molecola organica sulla superficie del pianeta, la sua natura e il suo stato di preservazione" pescandola dal cratere chiamato Jezero che sorge su quello che era un lago circa 3,5 miliardi di anni fa.