Memorial, la più antica organizzazione per la difesa dei diritti umani in Russia, quella che alla fine degli anni ‘80 per prima squarciò il velo sull’orrore dei Gulag e le brutalità della repressione sovietica, è stata chiusa dopo una sentenza della Corte Suprema di Mosca che l’ha accusata d’essere "un pericolo pubblico" e di ricevere denaro dall’Occidente per mettere in luce i crimini dell’Urss invece del suo "glorioso passato". A nulla sono valsi gli appelli di Ue, Onu e gran parte della comunità internazionale contro il suo smantellamento. La decisione di "sciogliere" l’organizzazione – fondata nel 1989 dal premio Nobel per la Pace Andrei Sakharov per recuperare la memoria di milioni di persone innocenti giustiziate, incarcerate o perseguitate dal regime sovietico – arriva alla fine di un anno nero per ong e attivisti in Russia iniziato con l’arresto del più importante oppositore di Vladimir Putin Alexei Navalny e proseguito con una stretta senza precedenti su media e organizzazioni indipendenti.