5 mag 2022

La riforma e lo sciopero (anomalo) dei magistrati

gabriele
Cronaca

Gabriele

Cané

Partiamo dalla statistica. Se il cento per cento dei tentativi di riforma della Giustizia ha avuto il cento per cento di bocciature da parte della magistratura, i casi sono due. O negli anni, nei decenni, partiti dei più diversi orientamenti si sono posti l’obiettivo di minare questo fondamentale potere dello Stato, di umiliarlo, di assoggettarlo ad altro e ad altri, e bene ha fatto la categoria a difendere se stessa e l’istituzione; oppure qualunque tentativo di migliorare, ammodernare, trova e troverà l’opposizione degli interessati perché la volontà di chi indossa la toga è che nulla cambi, e che semmai cambi come pare a loro. Dovendo scegliere tra le due opzioni, sinceramente è difficile non promuovere a pieni voti la seconda.

Osservazione che vale anche per lo sciopero del 16 maggio prossimo. Un giorno di fermo che aggiungerà spiccioli di ritardo alla già cronica lentezza dei tribunali, ma che molto aggiunge invece alla scarsa fiducia che la gente nutre in chi li amministra. Intanto per le motivazioni che vogliamo pensare siano state fatte per farci fare quattro risate. Se lo sciopero non nasce "per protestare, ma per essere ascoltati", e "non si sciopera contro le riforme, ma per far comprendere di quali riforme della magistratura il Paese ha veramente bisogno", beh, non si fa onore all’intelligenza di chi legge. Intendiamoci. Chiunque può dissentire su una riforma. A maggior ragione chi ne è coinvolto.

Ma negli equilibri che reggono una democrazia moderna c’è il Parlamento che decide, in questo caso con una maggioranza vasta incoraggiata a più riprese dal Presidente Mattarella, e un ordine giudiziario chiamato ad applicare le leggi, non solo quelle a richiesta. "Per comprendere di quali riforme abbia bisogno" la Giustizia, non serve certo uno sciopero. Bastano le cronache di tutti i giorni. Meglio ancora una piccola microspia quando Palamara e soci prendono il caffè.

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