di Elena G. Polidori Indomita verso il baratro. Virginia Raggi, sindaca di Roma, a pochi giorni dalla sentenza d’Appello del processo Marra (attesa il 14 settembre), che la vede coinvolta con l’accusa di falso documentale (assolta in primo grado), non si smuove. Il tutto mentre non sono ancora stati sciolti i nodi sulla sua ricandidatura (il Pd ha messo il veto mentre parte del M5s ancora, timidamente, la sostiene). Infatti, dopo l’inchiesta di Report su episodi di presunta corruzione nel corpo della Polizia...

di Elena G. Polidori

Indomita verso il baratro. Virginia Raggi, sindaca di Roma, a pochi giorni dalla sentenza d’Appello del processo Marra (attesa il 14 settembre), che la vede coinvolta con l’accusa di falso documentale (assolta in primo grado), non si smuove. Il tutto mentre non sono ancora stati sciolti i nodi sulla sua ricandidatura (il Pd ha messo il veto mentre parte del M5s ancora, timidamente, la sostiene). Infatti, dopo l’inchiesta di Report su episodi di presunta corruzione nel corpo della Polizia locale, si è dimesso, e lo ha fatto polemicamente, il comandante dei vigili urbani capitolini, Stefano Napoli. Che la accusa, nella sostanza, di non averlo difeso. Però, per la sindaca, in questo momento, è l’esito del processo che conta e il suo futuro politico: "Andiamo avanti", ha infatti commentato "sono onesta e andrò avanti".

Nessun accenno neppure alla possibilità di fare un passo indietro e di autosospendersi, in caso di condanna, come avvenuto per la collega di Torino, Chiara Appendino. Nulla sembra distoglierla da un percorso elettorale dove intende giocare un ruolo da protagonista, nonostante la situazione disastrosa in cui versa la Capitale. E dove ieri è stata attaccata pesantemente anche da Matteo Salvini, in tour a Centocelle: la Raggi aveva accusato il centrodestra "di avere aperto i campi rom" e il leader della Lega ha risposto: "Noi apriamo i campi rom... ma questa è scema proprio" si è lasciato andare. Per la Raggi, dunque, il secondo mandato in Campidoglio è una strada tutta in salita e dentro il M5s ormai la difesa nei suoi confronti è solo di facciata. D’altra parte, le dimissioni polemiche del capo dei vigili vengono considerate, dentro il Movimento, come il segnale di una misura "ormai colma – sostiene un esponente grillino in Campidoglio – dove ormai tutto sembra esserle sfuggito di mano…". A partire da quella registrazione audio di un momento di intimità tra due vigili urbani che pare nascondere ben più di un pettegolezzo tra colleghi, e su cui infatti indaga la Procura. Perché dopo il turn over degli assessori (14 dall’inizio del mandato) il quarto capo dei vigili che lascia è considerato, in Campidoglio, come la pietra tombale per la rielezione. "Io vado avanti – è il refrain della Raggi – in questo momento la città ha bisogno di una guida sicura". E il veto del Pd sul suo secondo mandato? "Sono determinata, la mia paura è che si torni al passato" dice, parlando anche del flop sulla costruzione dello Stadio della Roma, che lei intesta all’As Roma. "Che faccia tosta – la replica dei dem – ora scarica pure la responsabilità sulla società..".