Dallo stop forzato all’apertura "clandestina", ma la protesta non decolla. Il popolo della ristorazione #ioapro1501 alza le serrande, ma i numeri non sono quelli roboanti dei giorni scorsi. Una forma di "disobbedienza civile" che ha incassato sostegno virtuale più che reale. Una decina di ristoratori veronesi, a Foggia un flashmob nel pomeriggio di una cinquantina di titolari di bar, ristoranti e pizzerie, a Milano lo storico Don Lisander ha promesso di aprire oggi. Niente da fare a Torino, dove le vetrine all’ombra della Mole hanno preso le distanze. A fare le spese di multe e controlli, sono stati soprattutto i titolari di...

Dallo stop forzato all’apertura "clandestina", ma la protesta non decolla. Il popolo della ristorazione #ioapro1501 alza le serrande, ma i numeri non sono quelli roboanti dei giorni scorsi. Una forma di "disobbedienza civile" che ha incassato sostegno virtuale più che reale. Una decina di ristoratori veronesi, a Foggia un flashmob nel pomeriggio di una cinquantina di titolari di bar, ristoranti e pizzerie, a Milano lo storico Don Lisander ha promesso di aprire oggi. Niente da fare a Torino, dove le vetrine all’ombra della Mole hanno preso le distanze. A fare le spese di multe e controlli, sono stati soprattutto i titolari di attività emiliano romagnole, in zona arancione contrariamente ai colleghi toscani e marchigiani in zona gialla fino a stasera. "Prima delle 18 sono passate almeno tre pattuglie per invitarmi a non violare la legge – spiega Lino, al timone del Venezia Valenti caffè di Parma –. Ho deciso di tirare dritto consapevole delle conseguenze". E multa è stata, con obbligo di chiusura.

Visite e verbali anche nel modenese dove Antonio Alfieri, una delle anime dell’iniziativa, si è preparato ad aprire fin dal pomeriggio: "Che alternative avevamo? Ci spaventa di più chiudere. Ci hanno staccato la luce perché non siamo riusciti a saldare i conti delle bollette". Anche la ‘Nuova locanda al Sole’ di Vo’ Euganeo, (Padova), il bar dove furono registrati i primi due casi di Coronavirus, è stato sanzionato perché aperto oltre l’orario previsto, avendo aderito all’iniziativa di protesta di parte della categoria.

I ristoratori più tenaci sembrano quelli toscani: "Tra Lucca, Firenze, Viareggio, Pontedera e Livorno, dovremmo essere 1200 attività aperte – chiosa soddisfatto Mohamed El Hawi, in arte Momi, che coi suoi tre locali ha già inanellato otto multe –. Ho ricevuto moltissime attestazioni di solidarietà dai miei clienti. Compresi coloro che ho dovuto rimbalzare perché ero al completo". Un sostegno molto apprezzato, "contrariamente all’atteggiamento delle associazioni di categoria, che invece di sostenerci ci hanno abbandonato nel momento del bisogno".

Una distanza più volte spiegata da Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti che ha annunciato un incontro col ministro Patuanelli fissato per lunedì: "Chiederemo un cronoprogramma preciso per le riaperture, ristori consistenti e veloci e una riduzione dei costi strutturali, anche dopo, almeno per un periodo. In particolare per abbassare un po’ il costo del lavoro, sotto il profilo contributivo. Comprendiamo il disagio della categoria, ma le cose si cambiano rispettando la legge".

E se ancora è impossibile avere i numeri dei "grembiuli ribelli", qualcuno azzarda: "Un dato certo non c’è, ma il tam tam sui social è stato incredibile e immagino che la protesta sia stata portata avanti da non meno di 10mila ristoratori". A parlare è Lorenzo Nannelli, coordinatore del collegio di difesa dei legali di tutta Italia che hanno promesso assistenza ai ristoratori in protesta. E continua: " Sono stato bersagliato di chiamate, domande, dubbi. E io cosa gli rispondo? Nel momento in cui l’esercente apre e prende la multa, entreremo in azione noi e difenderemo i suoi diritti".