Davide Nitrosi Prima di istituire un passaporto vaccinale serve una legge per la privacy. Lo dice il Garante per la protezione dei dati personali frenando l’entusiasmo di sogna un’app o altri pass in grado di certificare che siamo stati vaccinati, così da avere il via libera ad aeroporti, palestre, hotel...

Davide

Nitrosi

Prima di istituire un passaporto vaccinale serve una legge per la privacy. Lo dice il Garante per la protezione dei dati personali frenando l’entusiasmo di sogna un’app o altri pass in grado di certificare che siamo stati vaccinati, così da avere il via libera ad aeroporti, palestre, hotel e via dicendo. "Il Garante ritiene, che il trattamento dei dati relativi allo stato vaccinale dei cittadini debba essere oggetto di una norma di legge nazionale". Cribbio, vien da dire. Nessuno vuole sorpassare le leggi e la tutela della privacy, ma stavolta dovremmo introdurre nella discussione un altro aspetto. Il buonsenso.

Da oltre un anno siamo alle prese con un virus che ha cambiato e mortificato le nostre vite, le ha rese più tristi, ha limitato gli spostamenti, le occasioni di lavoro, di divertimento, di accrescimento culturale. Abbiamo chiuso scuole, cinema, teatri, bar, ristoranti. Impedito viaggi e distrutto interi settori economici. Tutto ciò che è utile per ripartire e ricominciare una vita il più possibile normale, è benvenuto. Buonsenso, insomma. E solidarietà. Un pass vaccinale garantisce la nostra salute e la salute delle altre persone, garantisce a tutti la possibilità di vivere e muoversi. La libertà? Quella è persa se resta in vigore lo status quo dei divieti. Si tratta di riappropriarci di una nuova libertà con le garanzie sanitarie eccezionali del momento. Pazienza se alla biglietteria del teatro o a scuola sapranno che siamo vaccinati. Non è lesa maestà della nostra privacy. E nemmeno un sacrificio.