Anche il Papa insiste sulla pericolosità dei cellulari: non come strumento in sé, ma nei casi di abuso da parte di persone (soprattutto bambini e ragazzi) poco competenti. Un invito a tenere vicino a noi il Vangelo. A portarlo sempre in tasca, in borsa, per leggerne durante il giorno almeno tre, quattro versetti. E un invito a spegnere tv e cellulare e dedicarsi alla lettura della Bibbia. Papa Francesco esorta a non rinunciare e a non tener lontana la Parola di Dio, "lettera d’amore scritta per noi da Colui che ci conosce come nessun altro". Lo fa nell’omelia in occasione della messa per la II Domenica della Parola di Dio. In San Pietro però lui è assente a causa di un riacutizzarsi della...

Anche il Papa insiste sulla pericolosità dei cellulari: non come strumento in sé, ma nei casi di abuso da parte di persone (soprattutto bambini e ragazzi) poco competenti. Un invito a tenere vicino a noi il Vangelo. A portarlo sempre in tasca, in borsa, per leggerne durante il giorno almeno tre, quattro versetti. E un invito a spegnere tv e cellulare e dedicarsi alla lettura della Bibbia. Papa Francesco esorta a non rinunciare e a non tener lontana la Parola di Dio, "lettera d’amore scritta per noi da Colui che ci conosce come nessun altro". Lo fa nell’omelia in occasione della messa per la II Domenica della Parola di Dio. In San Pietro però lui è assente a causa di un riacutizzarsi della sciatalgia, a celebrare e a pronunciare il testo, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. "Mettiamo il Vangelo in un luogo dove ci ricordiamo di aprirlo quotidianamente – scrive il Pontefice –, magari all’inizio e alla fine della giornata, così che tra tante parole che arrivano alle nostre orecchie giunga al cuore qualche versetto della Parola di Dio. Per fare questo, chiediamo al Signore la forza di spegnere la televisione e di aprire la Bibbia; di chiudere il cellulare e di aprire il Vangelo". E Bergoglio consiglia il Vangelo di Marco, "il più semplice e breve", "ci farà sentire il Signore vicino e ci infonderà coraggio nel cammino della vita". Insomma, un’esortazione a lasciare perdere la dimensione illusoria indotta dai social media, veicolata attraverso lo smartphone, che rappresenta il massimo rischio. Basta un esempio per capire la potenza del web: se dicessimo a un bimbo di stare senza respirare, magari reagirebbe dicendoci che siamo matti, mentre su social questo invito folle diventa una sfida.

L’utilizzo della tecnologia è ormai ubiquitario negli adolescenti italiani. I dati Istat segnalano che quasi il 95% dei ragazzi tra i 14 e 19 anni utilizza Internet. Gli studi internazionali segnalano che l’utilizzo della tecnologia può diventare problematico in una percentuale compresa tra l’1 e il 4% circa di questi ragazzi. In Italia sono stimati in 500mila tra i 12 e i 25 anni quelli con dipendenza da Internet. Ragazzi che sviluppano una vera e propria dipendenza da web, dal gaming o dai social network, possono farlo a discapito anche della propria vita reale, scolastica e di relazione, rischiando di isolarsi e "perdere il treno" della propria adolescenza ovvero di un periodo fondamentale nella creazione delle competenze emotive, affettive e relazionali.

"Credo che a certi social debba essere consentito l’accesso a cominciare dai 14-15 anni, a 8-10 anni è deleterio", così il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, rispondendo alla domanda sulla tragedia in cui ha perso la vita una bambina di 10 anni che avrebbe partecipato a una challenge sul social Tik Tok. "A 10 anni – ha aggiunto Bassetti – è fortissimo il senso dell’imitazione e se si crea la figura dell’eroe o il senso di competizione, possiamo avere dei risultati drammatici come è successo".

Un’indagine condotta dalla Società italiana di pediatria descrive bene come i ragazzi tra gli 11 e i 19 anni siano soggetti a sviluppare una vera e propria dipendenza da dispositivo elettronico. Quasi il 50% di essi trascorre più dalle 3 alle 6 ore extra scolastiche al giorno di fronte al telefonino, il 60 per cento usa lo smartphone prima di addormentarsi e lo accende appena apre gli occhi la mattina, mentre il 63% lo usa durante lo studio (ma non sempre per fare i compiti).

red. int.