La postina di Messina Denaro. Arrestata la figlia della sua amante: "Metteva i pizzini nel passeggino"

Martina Gentile, maestra di 31 anni, bloccata a Pantelleria. Deve rispondere di favoreggiamento. Così scriveva di lei il padrino: "Ha il mio carattere, forse anche troppo". E lei lo venerava. .

La postina di Messina Denaro. Arrestata la figlia della sua amante: "Metteva i pizzini nel passeggino"
La postina di Messina Denaro. Arrestata la figlia della sua amante: "Metteva i pizzini nel passeggino"

Il boss Matteo Messina Denaro è morto il 25 settembre nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove era ricoverato dall’8 agosto. Ma gli inquirenti non si fermano per far luce su quella rete di complicità e collusione che ha permesso alla ‘primula rossa’ di Castelvetrano di godere di una latitanza trentennale, mantenendo il controllo su Cosa Nostra.

I carabinieri del Ros hanno arrestato con le accuse di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena Martina Gentile, figlia della maestra Laura Bonafede, la donna che per anni è stata l’amante del capomafia, che tutti chiamavano ‘Diabolik’ per la sua capacità di sottrarsi alle forze dell’ordine. La Procura ne aveva già chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip Alfredo Montalto non aveva ritenuto che ci fossero indizi sufficienti. Alla luce del nuovo materiale investigativo, il giudice ha ora disposto gli arresti domiciliari. Gentile è stata bloccata a Pantelleria, dove si è trasferita dopo aver accettato la supplenza nella scuola dell’isola. Secondo le accuse formulate dal procuratore Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido, Martina - 31enne di Campobello di Mazara (Trapani), nipote del boss Leonardo Bonafede e figlia del killer ergastolano, Salvatore Gentile – era uno snodo fondamentale delle comunicazioni tra i latitante e il mondo esterno, trasmettendo pizzini che riguardavano anche l’attività di Cosa nostra. Lo scambio avveniva in questo modo: Lorena Lanceri, finita in manette col marito nei mesi scorsi, e ritenuta una delle più strette fiancheggiatrici del padrino, consegnava alla ragazza i pizzini scritti dal capomafia e Gentile li faceva arrivare ai destinatari tra cui sua madre Laura.

Il passaggio avveniva nello studio dell’architetto ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Campobello di Mazara, Stefano Tramonte (indagato), in cui le due donne lavoravano. Poi Martina procedeva alla distribuzione andando in giro (anche a Palermo) con la figlia di tre anni, nascondendo la "posta" nel passeggino.

In una lettera alla sorella Rosalia, il boss ne tesseva le lodi e l’attaccamento: "Pur non essendo mia figlia, è cresciuta con me, per tanti anni siamo stati assieme tutti i giorni, ha dato un senso alla mia vita solitaria, ha molto di me, forse anche troppo. Ha il mio carattere perché gliel’ho insegnato io, però lei era predisposta…. Credo di essere stato fortunato ad averla avuta e ne sono orgoglioso di come è cresciuta anche per merito mio, so che un giorno la conoscerai, si chiama ‘Cromatuccia’ (il suo soprannome ndr)". Quasi una figlia, quindi, e la ragazza ricambiava con una venerazione assoluta tanto non solo da raccontare alla figlioletta la vita del boss come fosse quella di un eroe, ma da essere messa al corrente di tutti i segreti meccanismi e i codici della latitanza. Non una semplice "postina", quindi, ma un ingranaggio centrale che, come dicono i pm, conosceva "l’operatività dell’organizzazione mafiosa e le attività di alcuni soggetti".