"Parlate con i ragazzi, soprattutto quando li vedete navigare troppo a lungo o fare cose strane in casa". A lanciare l’avvertimento è Anna Lisa Lillini, direttore della Seconda divisione del Servizio Polizia Postale. "Parlate con i vostri figli delle nuove sfide che girano in Rete in modo che non ne subiscano il fascino se ne vengono al...

"Parlate con i ragazzi, soprattutto quando li vedete navigare troppo a lungo o fare cose strane in casa". A lanciare l’avvertimento è Anna Lisa Lillini, direttore della Seconda divisione del Servizio Polizia Postale. "Parlate con i vostri figli delle nuove sfide che girano in Rete in modo che non ne subiscano il fascino se ne vengono al corrente da coetanei o sui socialnetwork".

Teoricamente quei ragazzi neppure potrebbero accedere ai social. È solo un proforma?

"Sì, spesso aggirano le barriere con false generalità. Al di là di questo, ripeto, i genitori devono fare uno sforzo, aggiornarsi con gli alert che pubblichiamo sul portale www.commissariatodips.it e sulle nostre pagine Facebook. Spesso i loro figli non riescono a capire la conseguenza e la letalità di alcune sfide lanciate sulle app".

Come la hanging challenge.

"Non c’è solo quella. Ce ne sono altre che espongono a rischi fisici anche se, apparentemente, non sembrano pericolose, come l’assunzione di saponi, della cannella, del sale o del bicarbonato. Altre azioni sono chiaramente estreme: penso a distendersi sui binari o saltare su un’auto in corsa".

Basta un controllo sui minori?

"Intanto a una certa età il controllo è ‘dovuto’".

Come dovrebbero esercitarlo i genitori?

"In modo discreto ma costante, soprattutto se parliamo di ragazzini di 10-12 anni".

Non sarebbe meglio vietare il telefonino o almeno l’accesso alle app?

"Vietarlo no, non è possibile. Ma il telefonino è uno strumento potentissimo e va controllato, talvolta in modo esplicito. E allarmarsi subito, non sottovalutare se si nota qualcosa di strano, e chiedere consigli alla Postale".

Qual è il segnale che deve far scattare l’allarme?

"Quando stanno molte ore chiusi con lo smartphone in mano".

Nino Femiani