Raffaele Marmo Non che ve fosse bisogno, perché le prove non mancano. E’ certo, però, che il verdetto drasticamente negativo e a dir poco sconsolato "anche" della Corte dei Conti sulla inefficienza conclamata dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive) e sul fallimento generalizzato dei centri per l’impiego pubblici pone (o dovrebbe porre) il sigillo finale a una stagione di gestione...

Raffaele

Marmo

Non che ve fosse bisogno, perché le prove non mancano. E’ certo, però, che il verdetto drasticamente negativo e a dir poco sconsolato "anche" della Corte dei Conti sulla inefficienza conclamata dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive) e sul fallimento generalizzato dei centri per l’impiego pubblici pone (o dovrebbe porre) il sigillo finale a una stagione di gestione ideologizzata del mercato del lavoro che ha prodotto solo sprechi.

Il giudizio dei giudici contabili arriva, dunque, alla fine di una raffica di denunce e analisi impietose di un’organizzazione pubblica, statale e regionale, dei servizi per il lavoro che, salvo poche eccezioni, si presenta completamente autoreferenziale e, dunque, diretta solo a garantire se stessa, i propri dirigenti e dipendenti. E, dunque, distante anni luce dal criterio della misurabilità dei risultati in termini di posti di lavoro intermediati (non più del 4-6%), orientamento assicurato, formazione organizzata.

Gli ultimi anni, per di più, hanno visto l’apoteosi di questa impostazione di stampo burocratico-sovietico. La trovata grillina dei navigator è stata la botta finale per un meccanismo inceppato: senza essere né carne né pesce, questi circa tremila giovani si sono trovati, a volte anche loro malgrado, a non fare niente. Tant’è che le opportunità messe in campo per i percettori del Reddito di cittadinanza (il loro primo target) si contano con il lumicino. Il punto, però, è che se non vi metterà mano Mario Draghi, l’impalcatura fragile e compromessa del sistema rischia di crollare ancora più miseramente. Non sembra, purtroppo, che il Ministro Andrea Orlando e il commissario dell’Anpal abbiano intenzione di cambiare rotta. Come ha osservato amaramente il "padre" dell’Anpal originaria, Maurizio Del Conte, "il dato più preoccupante è che il nuovo programma Gol è tutto rivolto non già a innovare, ma a rafforzare il sistema esistente. Come se iniettando risorse in una rete che fa acqua da tutte le parti se ne potesse aumentare l’efficienza".