Bianchi

Firenze, 16 dicembre 2014 - “Sei il mio silenzio confermato/ vorrei scrivere sulle foglie/ sparse del giardino/ tutta la tenerezza/ che ti appartiene./ Strappa questo arboscello/ per il tuo prato felice/ dalle intense aurore/ e pinolo ai tuoi sacri piedi/ così l'attesa mi sarà più cara/ più dolce del tuo silenzio d'oro”. 'All'àncora del tempo' di Giancarlo Bianchi, edito da Polistampa, è un punto di bilancio della ricerca poetica di questo autore fiorentino che, come è stato notato, ha affinato la sua sensibilità su due fuochi di esperienza: l'uno, di servizio, nella Misericordia; l'altro nell'amicizia con Adolfo Oxilia (1899-1992), figura che è stata di riferimento per l'intransigenza cattolica fiorentina del secondo dopoguerra, che si aggregò soprattutto intorno alla rivista 'L'ultima'.

'All'àncora del tempo' è un'antologia di 11 raccolte e di testi sparsi che vengono qui riuniti nella collana 'Corymbos Poesia' e che verranno presentati, martedì 16 dicembre, alle 16.30, nella 'Casa di Dante', in via Santa Margherita 1 a Firenze, per il ciclo di incontri di Pianeta Poesia.

Intervengono Vera Franci Riggio, Anita Norcini Tosi, lettura di Ilaria Bucchio, brani musicali di Laura Molteni. “La poesia di Giancarlo Bianchi – ha osservato Franco Manescalchi – va da una confessione che scava nel profondo la propria voce ad accenni di inno di struttura vocativa”. Il libro porta un'introduzione firmata da Carmelo Mezzasalma, con il quale Bianchi collaborò per la rivista 'Hellas' (1979-1993): “Giancarlo – osserva in un ritratto efficace – ha vissuto quel momento indimenticabile con una generosità rara anche a quel tempo: per diversi anni, infatti, mi aiutò nella pubblicazione della rivista e diventandone anche segretario di redazione, senza mai chiedere nulla in cambio, né favori né raccomandazioni presso le così dette patrie lettere. Tuttavia, a distanza di tanti anni e leggendo questa antologia, mi accorgo di qualcosa di più e precisamente del fatto che la scrittura poetica di Bianchi, da ieri fino ad oggi, ha camminato sotto il segno di ciò che potrei chiamare la 'devozione' verso la vita e il miracolo della vita. Quel caricare di senso, come diceva Tabucchi, la vita stessa attraverso l'esercizio della scrittura poetica”.

All'inizio “l'attesa cara”. Ora che si sta compiendo l'Avvento e si conclude l'attesa, un congedo con questa citazione: “Aspettami/ padrone del cielo e del mare,/ della mia esistenza/ che è anche la tua./ Riunisci le tue energie,/ fammi partecipe del volo,/ delle tue ali/ stupisci ancora/ in stagioni/ unico respiro”.