3 apr 2022

La paura si vince con la forza delle relazioni

di giorgio
Cronaca

di Giorgio

Vittadini*

Una donna e le sue due figlie adolescenti provenienti da Mariupol vengono intervistate da una televisione in un centro di accoglienza in Romania. Non hanno idea dove andare. Vogliono solo ricominciare immediatamente a vivere e a lavorare. Colpisce la loro dignità. A tema sembra esserci solo la vita da riprendere in mano. Una speranza più grande dello spirito di sopravvivenza. Come è possibile, mi chiedo.

Poi capisco da uno sguardo furtivo e complice che si scambiano: è il loro legame ad allontanarle dalle bombe, dal freddo, dalla sete, dall’angoscia. Capisco d’improvviso che il contrario della paura non è il coraggio, ma la relazione umana. Un male subìto andrà rielaborato per diventare carburante di nuova energia. Anche queste tre donne dovranno fare i conti con i loro traumi. Però per un momento mi sono scoperto nel mio essere uomo occidentale del mio tempo: di fatto, solo, in mezzo agli altri, con me stesso, di fronte al mio destino.

Diceva il poeta Percy Bysshe Shelley: "Guardiamo al prima e al dopo, e ci struggiamo per ciò che non c’è". Quello che non c’è più è la forza dei legami che ci mettono insieme, ci fanno condividere la vita, ci fanno vivere con più profondità la relazione più importante di tutte, quella con il mistero.

Prima è stata la crisi finanziaria, poi il pericolo terrorismo, quindi il Covid-19 e adesso, quando la pandemia sembrava diminuire, la guerra. Sembra che un senso di sconfitta verso ciò che è avvenuto sia quasi inevitabile.

Chissà se tanta inquietudine occidentale, la perdita di sicurezze e di benessere, ci obbligherà a rinforzare le nostre radici personali attraverso legami più profondi.

*Presidente Fondazione

per la Sussidiarietà

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