di Davide Rondoni Dio dovrebbe fare un corso di comunicazione? La domanda parrebbe lecita, a veder come ha trattato la notizia, la Resurrezione, che a sentire i cristiani, è il centro di ogni fede e di ogni speranza. In questa epoca in cui comunicare è un imperativo categorico, si potrebbe pensare che lui, Dio, le ha sbagliate tutte, e proprio nel momento culminante. Ma come, risorge Tuo Figlio, si realizza la cosa inverosimile, si compie la speranza di ognuno di non aver la tomba come unico orizzonte del vivere, e tu, Dio, fai accadere tutto questo senza adeguata strategia di comunicazione? In un giardino, un cimiterùcolo periferico, senza testimoni, senza reporter. Solo di fronte a qualche...

di Davide Rondoni

Dio dovrebbe fare un corso di comunicazione? La domanda parrebbe lecita, a veder come ha trattato la notizia, la Resurrezione, che a sentire i cristiani, è il centro di ogni fede e di ogni speranza. In questa epoca in cui comunicare è un imperativo categorico, si potrebbe pensare che lui, Dio, le ha sbagliate tutte, e proprio nel momento culminante.

Ma come, risorge Tuo Figlio, si realizza la cosa inverosimile, si compie la speranza di ognuno di non aver la tomba come unico orizzonte del vivere, e tu, Dio, fai accadere tutto questo senza adeguata strategia di comunicazione? In un giardino, un cimiterùcolo periferico, senza testimoni, senza reporter. Solo di fronte a qualche lucertola o ramo di pianta mossa dal vento, facendo addormentare prima i guardiani? Un disastro. I capi di Facebook o di Twitter o anche il capo marketing di una qualsiasi azienda ti avrebbero licenziato, Dio. Non avresti nemmeno avuto il posto di un capo comunicazione di un Palazzo Chigi qualunque.

Ma come si fa a tralasciare un aspetto così importante, la comunicazione? In fondo, essendo Dio, prevedevi che nel volgere di un paio di millenni saremmo vissuti in un mondo dove più che i fatti contano le opinioni e codeste opinioni sono il frutto di raffinate e a volte subdole strategie di comunicazione. Senza contare il pericolo, che certo dovevi prevedere, di passare per la più grande fake news della storia, invece che la più importante notizia della vicenda umana! Sei stato quantomeno superficiale, Dio.

E poi, il massimo! Hai deciso che le prime testimoni della Resurrezione fossero delle donne. A parte il fatto che, si sa, molte di loro sono delle meravigliose chiacchierone e si è portati a far la tara ai loro racconti e pettegolezzi, sapevi pure bene che a quell’epoca, in Giudea, la testimonianza di una donna non era valida nemmeno per i tribunali. Ci credo che appena lo hanno saputo dalle donne, Pietro e Giovanni hanno fatto una corsa a controllare di persona! E che Tommaso, che non era certo uno sprovveduto e ti amava fortissimo, abbia detto che ci voleva vedere, anzi, toccare chiaro.

Insomma, la strategia peggiore, come comunicazione del fatto. Eppure, dopo duemila anni siamo ancora qui che ne parliamo, che ci facciamo gli auguri ricordando quell’evento. E siamo qui che in fondo al cuore, specie in questa epoca di morte, speriamo davvero che la morte no, non sia l’ultima parola sulla vita. Che strano miracolo comunicativo. Forse, Dio, hai trovato una strada diversa? Te ne sei fregato di consenso facile, di like, di sistemi di comunicazione diffusi che lascian però più sole le persone, e hai puntato nettamente su altro? Su cosa? Sulla verità e sulla esperienza. Due cose che sembrano non contare in questo mondo di comunicatori seriali. A parole certo le onorano. Verità ed esperienza sono addirittura termini abusati nello stesso gergo dei comunicatori. Ma, per così dire, impoverite, ridotte a fantasmi di se stesse.

Invece tu hai puntato sul fatto che l’esperienza di una persona, attraverso la testimonianza e i segni, possa riconoscere come vera una cosa, un fatto. Ti sei così fidato della libertà, non l’hai voluta raggirare, o sedurre. Hai scommesso sul fatto che la nostra esperienza profonda ( e quella di miliardi di persone in questi duemila anni) potesse dire come quella donna nel giardino nascosto, riconoscendo il Risorto: "Mio Signore e mio Dio"; con una gioia che spacca il petto. E noi da allora accompagniamo i nostri cari verso un mistero che chiamiamo passaggio.