Città deserte dopo le dieci di sera. Ormai da oltre un anno ci siamo abituati a convivere con il coprifuoco per il Covid
Città deserte dopo le dieci di sera. Ormai da oltre un anno ci siamo abituati a convivere con il coprifuoco per il Covid

Gabriele

Canè

Coprifuoco. Chissà chi ha deciso di usare questo termine autoritario, alla cinese, per dire che dopo una certa ora è vietato uscire? Dev’essere la stessa mente con problemi letterari che ha chiamato "ristori" i quattro soldi arrivati (in ritardo) alle attività chiuse per Covid. Coprifuoco. Una definizione da regime per imporre un divieto di cui ora si discute parecchio, che divide scienza e politica, ma che fin dalla sua origine ha soprattutto diviso lo Stato dal rispetto dei cittadini, e dal buon senso. Ragioniamo. Nelle prossime settimane può anche avere un senso la possibilità di uscire oltre le 22. Ce l’ha perché qualche ristorante con il privilegio di avere spazi all’aperto, aprirà anche a cena. Ce l’ha perché, seppure a distanza di sicurezza, ci si potrà forse sedere al cinema o a teatro. Ma quando tutto è chiuso dalle 18, o dalle 19, ci volete spiegare che senso ha lo stop alle 22? Potevano essere le 21 o mai, perché non si sa comunque dove andare, e chi esce dopo cena è per un saluto a un parente, un amico, o per una passeggiata: passi perduti in strade deserte. Coprifuoco. Forse scivolerà. Prima o poi sparirà. E se per un caso malaugurato dovesse ripresentarsi un’emergenza, evitiamo i diktat inutili. Sappiamo da soli come difenderci dal virus quando calano le tenebre, e in giro è il deserto. Soprattutto se ce lo chiedono senza pescare dal linguaggio dei regimi. Con rispetto.