Va mantenuta la norma sui collaboratori di giustizia che ha portato a risultati "decisivi" nel contrasto alla mafia nonostante il comprensibile dolore che da ultimo ha rinnovato nei familiari delle vittime la scarcerazione di Giovanni Brusca, responsabile della strage di Capaci. E il Parlamento raccolga l’invito della Consulta...

Va mantenuta la norma sui collaboratori di giustizia che ha portato a risultati "decisivi" nel contrasto alla mafia nonostante il comprensibile dolore che da ultimo ha rinnovato nei familiari delle vittime la scarcerazione di Giovanni Brusca, responsabile della strage di Capaci. E il Parlamento raccolga l’invito della Consulta a modificare le norme che impediscono di concedere la condizionale ai mafiosi all’ergastolo ostativo che non collaborano, ma si sono ravveduti: cancellando i profili di incostituzionalità rilevati ancora una volta dal Consiglio d’Europa, ma prevedendo per i boss condizioni e procedure specifiche "diverse e più rigorose rispetto a quelle applicabili agli altri detenuti". Mai, insomma, un solo giudice di sorveglianza dietro la decisione sulla libertà.

Al suo primo appuntamento con la Commissione parlamentare Antimafia, Marta Cartabia (nella foto) affronta alcuni temi caldi. Contro i clan occorre mantenere l’attenzione "alta e vigile", come dice la ministra prendendo in prestito le parole del capo dello Stato alla cerimonia per la strage di Capaci. A maggior ragione ora: i fondi del Recovery, a cui è legata la rinascita del Paese, fanno gola alla mafia e non possiamo assolutamente "consentire che finiscano in mani sbagliate".

La prima questione è quella dei benefici ai pentiti, tornata alla ribalta con la scarcerazione di Brusca. Cartabia ricorda il commento di Maria Falcone ("Mi addolora ma è la legge dello Stato") e sottolinea che la norma sui collaboratori va "preservata" perchè loro hanno dato "un contributo assai rilevante" al contrasto a Cosa Nostra. Sono però necessari i riscontri alle dichiarazioni che fanno.