Roberto

Pazzi

Le vicende dei due padri, quello severissimo del campione di tennis Andrè Agassi e quella della popstar Britney Spears, cui è stata tolta la tutela legale dei beni della figlia, rivelano qualche esemplare simmetria a dispetto della possibile etichettazione, a prima vista, di padri padroni. E la sostanza di questa verità è che dai modi in cui ora ne parlano i figli, soprattutto Agassi dopo aver perduto il suo, quei temuti padri si rivelano in assenza, passato il tempo e i motivi del contendere, figure molto meno sgradevoli e sempre più degne di rispetto, se non di rimpianto. È come se l’assenza, col suo strano potere di allontanare il male e salvare solo il bene di una persona, riconfermasse la verità del verso della grande poetessa messicana gongorista suor Juana Inez de Cruz “absencia mas aguda presencia”. L’assenza è una più acuta forma di presenza. L’abbiamo imparato tutti, quanto sia vera questa rinnovata presenza dei morti, allorché cadono le passioni e lo sguardo si fa più limpido e sereno. E il giudizio cade mentre tornano in mente tante irrevocabili occasioni e ricordi che la negatività del rapporto aveva censurato o cancellato. Ma la memoria ha il magico potere di essere più autentica quanto più involontaria, liberata dalla presenza della persona. E così fa tenerezza il riconoscimento di Agassi di quanto di buono c’era in quel duro padre, oggi che non può più dirglielo. Perché l’abbiamo provata tutti la verità del troppo tardi per amare.