La matematica e i sessi. I maschi se la cavano, le femmine arrancano. In Italia il divario maggiore

L’indagine Ocse-Pisa. Gli studenti 15enni superano le coetanee di 21 punti. Palmerio (Invalsi): "Dipende dal modo in cui viene insegnata questa materia".

di Viviana Ponchia

La matematica non è una cosa da femmine. Non lo è mai stata. Meglio se ti iscrivi a Lettere, non sei portata per i numeri. Il sociologo Robert K. Merton già nel 1948 teorizzava il Self fulfilling prophecy, la profezia che si autoavvera: un fatto, che in origine non esiste, solo per essere considerato vero alla fine si realizza. In Italia ci crediamo tantissimo. Talmente tanto da arrivare a considerare l’inadeguatezza per la logica quasi un difetto genetico. E da allargare, anno dopo anno, il divario di genere con i maschi. I risultati dell’ultimo test Pisa (Programme for International Student Assestment) dell’Ocse confermano e impongono una domanda: possibile che proprio non capiscano mentre i loro compagni giocano la partita da top player?

Galileo riteneva che la matematica fosse l’alfabeto col quale Dio ha scritto l’universo. Escludendo una tara congenita, non sarà allora che il problema sta nell’educazione? Ne è convinta Laura Palmerio,responsabile area indagini internazionali di Invalsi: "Dipende dal modo in cui la matematica viene insegnata". Il pregiudizio secondo cui le bambine sono meno portate per i calcoli e la soluzione dei problemi è antico. Sugli 81 sistemi scolastici censiti dal test, che prende in esame le capacità dei quindicenni, fra ragazzi e ragazze c’è un abisso di 21 punti, l’equivalente di un anno di scuola, mentre la media Ocse registra solo 9 punti di distacco. Le studentesse magari si barcamenano, però poi fanno fatica ad eccellere e anche quando hanno la sufficienza ottengono risultati opachi (87 punti in meno). Di buono c’è che i ragazzi italiani per la prima volta hanno un rendimento in linea con i coetanei dell’area Ocse. Il divario è minimo alle elementari, cova alle medie ed esplode alle superiori. Ha voglia il matematico Piergiorgio Odifreddi a ripetere che è un peccato, che così alle donne è negato il lato luminoso dell’esistenza: "Se la logica e la matematica prendessero il posto dell’astrologia nelle scuole e in televisione, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta". Meno oroscopi e più equazioni, allora.

Francesca Borgonovi, analista alla direzione dell’Istruzione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ribadisce che il problema è culturale ed è più vero nell’arretrato sud rispetto al nord Europa: in Islanda soprattutto, ma anche nei Paesi asiatici, dove in matematica le ragazze sono più brave dei colleghi che se non riescono è solo perché non si applicano. In Italia le materie scientifiche scatenano nelle fanciulle stress e senso di inadeguatezza, una specie di ansia da prestazione in un ambito percepito come più difficile e meno adatto. La profezia che si autoavvera, appunto. O un riflesso di ciò che la società si aspetta dalle donne: non che portino l’uomo su Marte ma che sappiano accogliere gli ospiti del marito e accudire i figli, cose per le quali una laurea in Lettere va benissimo. Tutte le ricerche tolgono i dubbi: non c’è diversità biologica, il punto è solo ritenersi o meno capaci di estrarre una radice quadrata e trovare la spinta per iscriversi nelle facoltà che sono la roccaforte del divario di genere nell’istruzione. Se una ragazza pensa che la capacità di studiare matematica è innata e studiarla costa fatica, cambia strada e trova consolazione nelle materie umanistiche che promettono di volare alto, dove non si sa. Riprendiamoci da questo analfabetismo funzionale.