Il ministro Luigi Di Maio, 34 anni, ieri a Matera durante il G20 Esteri-Sviluppo
Il ministro Luigi Di Maio, 34 anni, ieri a Matera durante il G20 Esteri-Sviluppo
di Ettore Maria Colombo "Scegliere tra Conte e Grillo? Boh. Qui la sola cosa che ci resta da fare è accendere un cero a “San Di Maio“ affinché tenga le fila e illumini tutti. Altrimenti loro si squagliano e il governo va a rotoli". La fosca previsione del maggiorente dem racconta molto di come si assiste, dagli spalti dei partiti della maggioranza di governo, al dramma scoppiato in casa del M5s. La "guerra fine di mondo" tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte preoccupa tutti. E per tutti si intende tutti: dal presidente del Consiglio Mario Draghi ai ‘compagni di strada’ del M5s, Pd e LeU. Draghi...

di Ettore Maria Colombo

"Scegliere tra Conte e Grillo? Boh. Qui la sola cosa che ci resta da fare è accendere un cero a “San Di Maio“ affinché tenga le fila e illumini tutti. Altrimenti loro si squagliano e il governo va a rotoli". La fosca previsione del maggiorente dem racconta molto di come si assiste, dagli spalti dei partiti della maggioranza di governo, al dramma scoppiato in casa del M5s. La "guerra fine di mondo" tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte preoccupa tutti. E per tutti si intende tutti: dal presidente del Consiglio Mario Draghi ai ‘compagni di strada’ del M5s, Pd e LeU. Draghi teme il venir meno dell’appoggio del partito di maggioranza relativa. Letta, altrettanto, teme il venir meno del principale alleato del Pd alle amministrative, oltre che uno spostamento del baricentro del governo e della maggioranza fin troppo a destra, come già si è visto, in questi giorni, sul cashback come, soprattutto, sul blocco dei licenziamenti. Infine, un po’ tutti – dal premier a Letta fino a Forza Italia e alla Lega – temono che anche se Conte vincerà la disfida interna si metta a cannoneggiare il governo fino ad arrivare a sfilarsi. Inoltre, il semestre bianco è vicino: non si potrà votare neppure volendo, ma un altro governo sarebbe del tutto impraticabile.

Infine, si avvicina il voto per il nuovo capo dello Stato: chi e come può contare sui voti del M5s? Un motivo in più per sperare nella mediazione di Di Maio che fino a ieri doveva mettere pace tra i due contendenti (sforzi molti, risultati zero) e, da oggi in poi, dovrà cercare di tenere il più possibile il Movimento dentro il perimetro della maggioranza di governo. Lui (e Patuanelli) sono, per Draghi, ma anche per Letta, i soli e credibili interlocutori di un Movimento che, se mai davvero si libererà dell’ombra di Grillo, possa diventare davvero liberale e moderato, oltre che atlantista ed europeista, la linea di Di Maio. Peccato che la linea Di Maio corrisponda poco alla linea Conte come anche dentro il Pd stanno imparando a capire, a loro spese. Certo, i rapporti tra Conte e Letta sono e restano ottimi: molte, anche in questi giorni, sono state le telefonate e, in conferenza stampa, Conte ha parlato di quel campo largo che mira a costruire il Pd di Letta. Ma se Conte, per meri calcoli interni, aumentasse le fibrillazioni e la tenuta stessa del governo, nel Pd si aprirebbe una seria (e pesante) riflessione sul ruolo e la necessità di avere cotanto alleato.

Letta ripete che il rischio rottura del Movimento favorisce solo le destre, ma la separazione delle strade tra Conte e Grillo e i voti in dissenso dei 5 Stelle rispetto al governo aprirebbero un baratro non facilmente colmabile. La minoranza dem, quella di Base riformista, è già pronta a rinfacciare a Letta di essersi fidato troppo di Conte, oltre che dei 5 Stelle tout court. Chi, invece, si gode lo spettacolo, è Matteo Renzi. "Sta andando tutto bene", se la ride. Forse perché i guai, oltre che per Draghi, sono proprio per Letta. Il che, a lui, dispiacere non fa.