Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, 56 anni, durante il dibattito alla Camera
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, 56 anni, durante il dibattito alla Camera
di Elena G. Polidori La maggioranza vacilla, al Senato, sulle parole di Matteo Renzi, anche se il governo incassa comunque il via libera alla risoluzione della maggioranza sul Mes in vista del consiglio europeo di oggi (314 sì a Montecitorio e 156 a favore a Palazzo Madama). Ma i voti favorevoli scendono a 297 alla Camera quando si tratta di votare specificamente la riforma del Mes. Lo strappo che ci si aspettava nell’asse giallorosso, quello dei 5 Stelle contrari al Mes, si è alla fine rivelato di minima entità, dunque niente di davvero dirimente né per Conte, né per la tenuta dell’Esecutivo. I grillini si sono comunque lacerati, la frattura interna c’è stata davvero, sia alla Camera che al Senato, ma tutto è stato letto...

di Elena G. Polidori

La maggioranza vacilla, al Senato, sulle parole di Matteo Renzi, anche se il governo incassa comunque il via libera alla risoluzione della maggioranza sul Mes in vista del consiglio europeo di oggi (314 sì a Montecitorio e 156 a favore a Palazzo Madama). Ma i voti favorevoli scendono a 297 alla Camera quando si tratta di votare specificamente la riforma del Mes.

Lo strappo che ci si aspettava nell’asse giallorosso, quello dei 5 Stelle contrari al Mes, si è alla fine rivelato di minima entità, dunque niente di davvero dirimente né per Conte, né per la tenuta dell’Esecutivo. I grillini si sono comunque lacerati, la frattura interna c’è stata davvero, sia alla Camera che al Senato, ma tutto è stato letto in chiave squisitamente interna al Movimento più che europea, ovvero come qualcosa che potrà cambiare sensibilmente la strategie dei vertici sulla prevista – e prossima – leadership collegiale.

Niente, insomma, in confronto al duro attacco del leader di Italia Viva, che dopo aver liquidato la questione Mes nelle prime parole del suo intervento, ha puntato dritto al ‘cuore’ del governo, minacciando non solo di non votare la legge di Bilancio, ma anche di ritirare i suoi ministri ("se Conte ha bisogno di poltrone, ci sono le nostre", "chi ha deciso solo 9 miliardi alla sanità?") se le cose non cambieranno sulla scelta degli uomini della prossima cabina di regia per l’applicazione del Recovery Plan, opera – fino ad oggi – dei ministri Gualtieri e Patuanelli.

’L’atomica’, insomma, rispetto alla pallottola spuntata grillina che a Palazzo Madama ha contato le assenze (giustificate) di Primo De Nicola, Orietta Vanin, Elio Lannutti, Barbara Guidolin, ma anche quelle di Nicola Morra, Luisa Angrisani, Rosa Silvana Abate, Margherita Corrado, Fabrizio Trentacoste, oltre ai voti contrari di Bianca Laura Granato e Mattia Crucioli (che ha dichiarato il suo No in Aula). Mentre alla Camera di voti ne sono mancati 13 e altri 9 sono usciti dall’Aula. Un dissenso, nemmeno troppo diffuso, dunque, liquidato dal capo politico ad interim, Vito Crimi, con un laconico "chi ha votato contro si prende le sue responsabilità". Se ci saranno conseguenze (nuove espulsioni) lo si vedrà a breve.

L’attesa spallata della dissidenza grillina, dunque, si è volatilizzata all’ombra dell’attacco renziano. E proprio sul solco della stilettata del leader di Iv, per paradosso, si è mosso il leader della Lega, Matteo Salvini, anche lui poco affascinato dal Mes ("è Robin Hood al contrario", ha liquidato così la questione) bensì in attacco contro la manifesta fragilità del governo: "Denunciamo gli errori che state commettendo e aspettiamo di arrivare al voto, ma non vorrei che fossero tutti gli italiani a pagare tutti gli errori che state facendo". "Questo non è il momento del rimpasto, del litigio, delle divisioni", ha aggiunto, "il centrodestra è disponibile a confrontarsi con lei domani su alcune proposte".

A tenere banco anche il caso Forza Italia. Alla Camera hanno disertato il voto in 16, tra cui spiccano Renato Brunetta, Renata Polverini e Marzia Ferraioli, dissidenti rispetto alla ‘linea del No’ espressa da Berlusconi che da giorni ha invitato i suoi a distinguere tra il Mes bancario, da bocciare assolutamente, e quello sanitario, da sostenere fino in fondo. Al Senato non ha partecipato al voto, insieme ad altri 9, Andrea Cangini.

I distinguo alla Camera non hanno turbato la presidente dei deputati azzurri, Maria Stella Gelmini. Ma a sera lo stesso Cavaliere ha voluto ribadire in una nota: "Siamo contro questo Mes, il nostro è stato un voto coerente con la nostra storia, i nostri valori, la nostra cultura liberale cristiana ed europeista”.