Si discute tanto di diritti e di libertà delle minoranze. È giusto imporre il lockdown solo ai non vaccinati, come fanno in Austria e come sembra auspicare il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga? È giusto far pagare le cure per il Covid ai non vaccinati, come fanno a Singapore? E ancora prima, è stato giusto imporre il Green pass? È un tema delicato. Perché in Italia alcune scelte sarebbero probabilmente perfino incostituzionali; e perché il rispetto delle minoranze è un cardine di ogni democrazia. Ma chi ha ormai una certa età ricorderà forse quel movimento che un tempo veniva chiamato la Maggioranza silenziosa.

Il termine nacque in America quando si manifestava contro la guerra in Vietnam, ma si pensava che fossero molti di più i cittadini che – pur stando in silenzio – approvavano l’intervento.

Fu però soprattutto in Francia che la Maggioranza silenziosa divenne famosa. Accadde nel maggio del 1968. A Parigi le piazze erano infiammate dalla grande, storica protesta degli studenti. Ci furono scontri, incidenti e incendi, morti e feriti. Fino a quando la maggioranza dei parigini, che se n’era stata zitta per settimane, decise di scendere a sua volta in piazza. Furono seicentomila (qualcuno disse un milione) a manifestare agli Champs-Élysées per dire "basta" alle violenze e ai disordini. E basta fu.

Anche in Italia la Maggioranza silenziosa nacque in opposizione ai tumulti del post-Sessantotto. Ci fu una prima manifestazione il 7 marzo 1971 in piazza Castello a Torino; poi una a Milano, nel 1973, per protestare addirittura contro il Corriere della Sera, accusato di essersi spostato – con la direzione di Piero Ottone – troppo a sinistra. Identificata (o confusa) con la destra missina, la Maggioranza silenziosa cessò di fatto di esistere il 12 aprile 1973, sempre a Milano, il giorno in cui durante una manifestazione perse la vita Antonio Marino, un poliziotto colpito da una bomba a mano lanciata da un estremista di destra. Di Maggioranza silenziosa si parlò però anche sette anni dopo, quando a Torino quarantamila “quadri“ della Fiat sfilarono per la città per dire un altro "basta", questa volta agli scioperi e ai picchetti. Era il 14 ottobre 1980: il giorno dopo i sindacati siglarono l’accordo.

Ma lasciamo perdere le connotazioni politiche. Oggi, sulla storia dei vaccini e del lockdown, le ideologie non c’entrano nulla, o meglio non dovrebbero entrarvi (e anzi, stavolta le parti sembrano invertite, ed è soprattutto l’estrema destra ad agitare le piazze). Basterebbe però che si cominciasse a pensare, finalmente, anche ai diritti e alle libertà di chi ha obbedito alle indicazioni del governo. E della scienza.