Più spesa per investimenti, che passerebbe a 134 miliardi (salendo dal 54% della prima bozza al 65%), meno per i bonus. L’ennesima bozza del Recovery Plan lievita dai 196 precedenti a 206 grazie a 10 miliardi che arrivano dai fondi per la coesione UE, giunge nella calza della Befana e potrebbe avere un ruolo non secondario nella ricomposizione delle gravi fratture della maggioranza. Ieri mattina il ministro dell’Economia, il Pd Roberto Gualtieri, ha consegnato al premier Giuseppe Conte la bozza aggiornata del Recovery plan, che recepisce alcune delle osservazioni dei partiti della maggioranza. Gualtieri ha illustrato la bozza al premier in una lunga riunione a Palazzo Chigi, insieme ai ministri degli Affari Ue e del Sud, Enzo Amendola e Peppe Provenzano, che hanno lavorato...

Più spesa per investimenti, che passerebbe a 134 miliardi (salendo dal 54% della prima bozza al 65%), meno per i bonus. L’ennesima bozza del Recovery Plan lievita dai 196 precedenti a 206 grazie a 10 miliardi che arrivano dai fondi per la coesione UE, giunge nella calza della Befana e potrebbe avere un ruolo non secondario nella ricomposizione delle gravi fratture della maggioranza.

Ieri mattina il ministro dell’Economia, il Pd Roberto Gualtieri, ha consegnato al premier Giuseppe Conte la bozza aggiornata del Recovery plan, che recepisce alcune delle osservazioni dei partiti della maggioranza. Gualtieri ha illustrato la bozza al premier in una lunga riunione a Palazzo Chigi, insieme ai ministri degli Affari Ue e del Sud, Enzo Amendola e Peppe Provenzano, che hanno lavorato insieme al Mef alla stesura del documento aggiornato.

Conte farà entro domani una verifica con i capidelegazione dei partiti di maggioranza sul nuovo documento prima di decidere se portarlo la prossima settimana all’esame del consiglio dei ministri, o se modificarlo ancora. "La nuova versione del Pnrr – ha spiegato il premier su Facebook – punterà con ancora maggior decisione sugli investimenti, soprattutto quelli ad alto impatto sulla crescita, sulla trasformazione dei settori e sulle filiere innovative. Maggiori risorse saranno destinate, in particolare, alla salute, ai giovani, al terzo settore, agli asili nido e alle persone con disabilità".

Le proposte di Iv, ma anche di Sel, Pd, sono state in parte accolte, mentre all’M5s è stato garantito che il superbonus al 110% (22.5 miliardi) non sarà toccato. Resta aperta ma improbabile la possibilità, invisa a M5s, di utilizzare una parte del Mes (12 miliardi su 36) per la sanità.

"La piena disponibilità al dialogo – ha sottolineato ieri Conte – predispone anche ad accogliere le buone idee degli altri. Una volta messa a punto una proposta migliorativa del Piano ritorneremo in CdM per la sua approvazione e riattiveremo così il confronto con l’intero Parlamento e con le parti sociali".

Nel Recovery Plan sono stati cancellati una lunga serie di piccoli progetti e ci si è concentrati su 52 linee di intervento. Ai 120 miliardi di spesa per investimenti dell’ultima bozza, ne son stati aggiunti altri 14. Il focus è su transizione ecologica e digitale, sanità (gli investimenti passano da 9 a quasi 18 miliardi, 7,5 dei quali per la sanità territoriale e 1 per la digitalizzazione degli ospedali), infrastrutture, istruzione e formazione (introdotti quasi 2 miliardi per la filiera formativa professionalizzante) e sono stati potenziati i progetti finalizzati alle donne, ai giovani e al Sud (che dovrebbe godere di una clausola che garantisce che il 40% delle risorse andranno al Mezzogiorno). Per gli Asili nido previsti 3,6 miliardi di investimenti. All’interno del Pnrr, molti progetti destinati alle aree svantaggiate saranno finanziati con una parte dei cosiddetti Fsc, i Fondi europei per la coesione territoriale, che già erano previsti nel tendenziale (dunque non aumentano il deficit) ma non erano ancora stati programmati. Si tratta di risorse per circa 20 miliardi. Rispetto alle versioni precedenti del Piano, per le filiere industriali innovative sono stati inseriti strumenti "a leva" che funzioneranno come moltiplicatori degli investimenti. Usciranno poi alcuni capitoli - come quello del Patent Box, in pratica una tassazione agevolata sui beni immateriali – che vale 5,8 miliardi.

La nuova bozza sembra essere stata accolta con cauto favore. "Per il Recovery Plan servono più investimenti e meno bonus. Devo dire – ha osservato al Tg3 Matteo Renzi – che da quello che si legge il governo sembra aver cambiato idea, segno che forse le idee di Italia Viva non erano così male". "La nuova bozza – osserva da parte sua il capo politico del M5s, Vito Crimi – presenta novità positive e alcuni passi in avanti. Sono certo che ci siano ulteriori margini di miglioramento".

Alessandro Farruggia