Lorenzo

Guadagnucci

Il parlamento ungherese ha appena approvato una legge che proibisce di esporre i minorenni a "contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono la deviazione dall’identità di genere, il cambiamento di genere e l’omosessualità". Ufficialmente si tratta di una norma che mira a proteggere l’infanzia, nella sostanza è l’ennesima misura repressiva e discriminatoria del governo di Viktor Orban: stavolta sono nel mirino le “minoranze sessuali” e gli attivisti che le difendono. L’omofobia e il rifiuto delle diversità sono del resto pilastri dell’ideologia che sorregge il regime instaurato dal premier, in carica dal 2010: lui stesso ha parlato una volta di “democrazia illiberale”. Una nozione che Orban contrappone al sistema prevalente nell’Unione europea, basato sui diritti umani e le libertà civili.

Legge dopo legge, Orban ha plasmato il suo modello di società: perseguitando i rom, minando l’indipendenza della magistratura, mettendo al bando le ong sgradite, alzando muri contro i migranti in nome di un’emergenza immaginaria, reprimendo i media indipendenti. Budapest è entrata spesso in contrasto con le autorità e le corti europee ma continua a far parte dell’Unione e non possiamo nasconderci che l’orbanismo esercita un certo fascino anche fuori dall’Ungheria. La “democrazia illiberale” non è una folcloristica trovata di un eccentrico leader autoritario, ma una sfida da non sottovalutare.