18 mar 2022

La guerra frena la crescita globale E l’inflazione potrebbe volare al 15%

Fmi, Bce e Ocse rivedono le stime: il Pil aumenterà meno del previsto, possibili rincari per tutto l’anno. L’impatto più grave per l’Eurozona. Bankitalia: "Rischi di razionamento del gas e stop alla produzione"

elena comelli
Cronaca

di Elena Comelli

Dopo la crisi causata dalla pandemia, l’Europa rischia una nuova recessione per colpa dell’invasione russa dell’Ucraina? È il timore di molti economisti, di fronte alle mutate prospettive aperte dalla crisi del gas e dall’incertezza geopolitica internazionale. L’allarme per la crescita, partito dalle analisi del Fondo monetario, da quelle della Bce e del commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, ieri è stato espresso anche dai vertici di Bankitalia.

Per il governatore Ignazio Visco "quello che stiamo attraversando è uno spartiacque profondo, oltre che drammatico, che può portare a modelli economici oggi difficili da definire". In particolare, "le prospettive sulla crescita sono gravemente peggiorate" rispetto all’ultimo taglio delle stime della Bce, che la settimana scorsa ha ridotto le sue previsioni sul Pil dell’Eurozona a +3,7% quest’anno e a +2,8% il prossimo. "È chiaro che le famiglie saranno duramente colpite dallo shock dei prezzi dell’energia (e del cibo), in particolare quelle delle fasce di reddito più basse", ha sottolineato il numero uno di Palazzo Koch. "La guerra ha considerevolmente incrementato i rischi estremi. Mi riferisco principalmente alla preoccupante possibilità di una carenza di gas che spingerebbe i prezzi energetici ancora più in alto o costringerebbe per qualche tempo a un razionamento di gas ed elettricità, con impatti sulla produzione. Ma rischiano di essere gravemente colpite anche l’integrazione dei mercati e la cooperazione multilaterale", ha ammonito Visco.

Gli ha fatto eco la presidente della Bce, Christine Lagarde, secondo cui "l’invasione russa dell’Ucraina ha gettato un’ombra sull’Europa". La numero uno dell’Eurotower ha assicurato che "il Consiglio direttivo della Bce sostiene il popolo ucraino, che è stato sottoposto a questo orribile atto di aggressione. In quanto banca centrale dell’area dell’euro, faremo la nostra parte nella risposta comune. Attueremo le sanzioni decise dall’Ue e adotteremo tutte le misure necessarie per garantire la stabilità dei prezzi e salvaguardare la stabilità finanziaria".

Le parole più dure sono quelle dell’Ocse, per cui l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sta causando "una grave crisi umanitaria che colpisce milioni di persone e un forte shock economico, di durata e entità incerte". L’organizzazione dei Paesi industrializzati prevede che i rincari delle materie prime e l’impatto sui mercati finanziari causati dall’aggressione russa possano "ridurre il Pil globale di oltre 1 punto percentuale nel primo anno, con una profonda recessione in Russia, e spingere al rialzo l’inflazione globale sui prezzi al consumo di circa 2,5 punti percentuali".

Queste stime si basano sul presupposto che gli shock delle materie prime e dei mercati finanziari osservati nelle prime due settimane del conflitto persistano per almeno un anno, causando una profonda recessione in Russia, con produzione in calo di oltre il 10% e inflazione in aumento di 15 punti percentuali.

Il 2022 potrebbe quindi chiudersi con un rialzo del Pil globale inferiore al 3,5%, contro l’ultima stima che prevedeva un incremento del 4,5% nel 2022 e +3,2% nel 2023. L’impatto sarà ancora più grave sull’Eurozona e potrebbe costarci quasi 1,5 punti di Pil quest’anno, secondo Laurence Boone, capo economista dell’organizzazione. L’Economic Outlook di dicembre prevedeva una crescita del 4,3% per il 2022 per l’Eurozona, che quindi si ridurrebbe al di sotto del 3%. Boone ha esortato i Paesi europei a minimizzare la loro dipendenza energetica dalla Russia e in generale a ridurre la dipendenza complessiva dalle importazioni di carburanti fossili. "La cosa più importante è puntare sulle energie alternative ed eliminare la dipendenza da altri Paesi per l’approvvigionamento energetico", ha detto Boone.

L’Ocse rileva che l’afflusso di tre milioni di profughi dall’Ucraina è il più rilevante mai registrato dalla Seconda guerra mondiale. "Prendersi cura dei profughi ucraini" richiederà una spesa dello 0,25% del Pil Ue, secondo queste stime. Considerando che il Pil Ue nel 2020 per Eurostat è stato pari a quasi 13.400 miliardi di euro, lo 0,25% arriverebbe a 33,5 miliardi per l’Ue nel suo complesso. Costi "gestibili per l’Ue nel suo insieme, ma difficili da sostenere da parte dei singoli Paesi limitrofi". Da qui la necessità di una condivisione degli oneri.

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