La guerra delle spie. L’ufficiale italiano vendeva segreti ai russi. Condannato a 20 anni

Biot fu bloccato nel parcheggio di un supermercato a Roma durante lo scambio. Per una memory card con fotografie ’Nato secret’ ricevette cinquemila euro. La procura aveva chiesto 18 anni. Lui: "Ho 4 figli, lo stipendio non mi bastava".

La guerra delle spie. L’ufficiale italiano vendeva segreti ai russi. Condannato a 20 anni

La guerra delle spie. L’ufficiale italiano vendeva segreti ai russi. Condannato a 20 anni

Venti anni di carcere per il capitano di Marina, giudicato una spia al soldo dei russi. Venti anni per Walter Biot che aveva consegnato agli 007 di Putin materiale scottante sulla Nato e la Difesa italiana. La Corte d’assise di Roma ha così riconosciuto che Biot era un "canarino" al servizio dei russi a cui cedeva carte riservate, alcune segrete. L’ufficiale venne arrestato nel marzo 2021 nel parcheggio di un centro commerciale di Roma, nel quartiere Spinaceto, mentre si apprestava a consegnare una scheda sd a un incaricato d’affari dell’ambasciata russa a Roma, Dmitry Ostroukhov, subito espulso. Sulla memory card erano impressi documenti sensibili per la sicurezza nazionale e per quella Nato. A ogni consegna avrebbe ricevuto 5mila euro in contanti. Un arresto in flagrante con la scheda trovata in una scatolina delle medicine per la figlia.

La pm capitolina, Gianfederico Dito aveva chiesto per lui – detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere – una pena a 18 anni con l’accusa di spionaggio e corruzione. I giudici, invece, sono stati ancora più severi perché hanno aumentato la pena di due anni, oltre a comminargli l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e un risarcimento di 100mila euro a favore della presidenza del Consiglio e del ministero della Difesa. A marzo 2022, nel corso del processo militare, Biot era stato condannato a 30 anni di carcere. Ieri uno ’sconto’ nel processo civile che fa dire al suo difensore, Roberto De Vita: "Siamo passati da 30 anni a 20 anni. Questo – aggiunge il legale – significa che più si approfondisce e più si ragiona su come questo processo abbia fatto spostare la bilancia della giustizia verso la ragion di Stato, più che verso lo stato di diritto. Le pene si riducono e siamo solo in primo grado. Walter è determinato, è una battaglia per lui ma anche di civiltà giuridica affinché nessuno possa essere giudicato con prove segrete".

Il doppio processo a cui è stato sottoposto Biot era stato contestato dalla difesa. Ma lo scorso aprile la Cassazione aveva ritenuto corretta la doppia incriminazione. Nelle motivazioni gli ‘ermellini’ rilevarono che il codice penale ordinario punisce il "procacciamento di notizie a scopo di spionaggio non solo militare ma anche politico" e la corruzione. Mentre la norma militare sanziona chi si procura notizie segrete sulla forza, la preparazione e la difesa militare dello Stato per darle a uno Stato estero. Due ambiti diversi, quindi. Il capitano di fregata, che lavorava nella sezione "analisi strategiche" e si occupava di operazioni delicatissime, era stato fotografato da un collega. Ritratto mentre con un telefonino ‘dedicato’ (celato tra i kleenex) scattava immagini del suo pc sul quale faceva scorrere documenti riservati. Per l’esattezza 19 fogli catalogati "Nato secret", ovvero riservatissimi, e uno top secret sulle ‘falle’ della difesa Nato. Oltre a un altro centinaio di foto con atti ‘confidenziali’. Il collega aveva avvisato il suo supervisore e così Biot era stato pedinato dall’Aisi (l’intelligence interna), passando dal sospetto alla certezza che facesse il doppio gioco. Biot, 58 anni, avrebbe agito unicamente per soldi. Lo stipendio di oltre 3mila euro al mese non gli bastava a coprire le spese che doveva sostenere. Ovvero mantenere quattro figli, di cui una affetta da handicap grave, quattro cani e un mutuo da 1.200 euro al mese.