Se i 26 partner dell’Unione europea sono preoccupati per una possibile crisi di richiedenti asilo dall’Afghanistan, la Grecia – in prima linea nel 2015, quando arrivarono oltre un milione di profughi soprattutto dalla Siria – trema. E di fronte al caos e alla violenza nel Paese asiatico, Atene è già corsa ai ripari,...

Se i 26 partner dell’Unione europea sono preoccupati per una possibile crisi di richiedenti asilo dall’Afghanistan, la Grecia – in prima linea nel 2015, quando arrivarono oltre un milione di profughi soprattutto dalla Siria – trema. E di fronte al caos e alla violenza nel Paese asiatico, Atene è già corsa ai ripari, con la costruzione di una barriera di 40 chilometri al confine con la Turchia, dotata di un sistema di sorveglianza. Un argine fisico per arrestare la marea umana in fuga dalla ferocia dei talebani, che Bruxelles immagina di poter contenere anche grazie a partnership con i Paesi terzi, e aiuti umanitari generosi, per restituire una prospettiva futura ai 3,7 milioni di sfollati interni, composto all’80% da donne, ragazze e bambini.

Ma nel frattempo, la Grecia si è attrezzata. "Non possiamo aspettare passivamente un eventuale impatto", si è giustificato il ministro per la Protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, assicurando: "Le nostre frontiere saranno inviolabili", e "siamo pronti" anche a respingere verso la Turchia, in virtù dell’accordo da 6 miliardi, siglato con Ankara all’epoca dell’esodo siriano.

L’iniziativa degli ellenici scaturisce anche dai colloqui del premier, Kyriakos Mitsotakis, col presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che a sua volta – già da tempo – ha fatto avviare la costruzione di un muro anti-migranti di 295 km alla frontiera con l’Iran, di cui 156 già completati. Erdogan ha messo in guardia rispetto alla marea umana in arrivo, se non saranno apportati rimedi, avvertendo: "La Turchia non sarà il magazzino dei profughi" europei.

red.est.