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8 giu 2022

La giustizia che non ha fine non è giusta

8 giu 2022
gabriele
Cronaca

Gabriele

Canè

Dunque, si armi di santa pazienza e di un bel gruzzolo per gli avvocati, il presidente Fontana, perché in Italia si può non credere all’eternità dell’anima, ma è molto difficile escludere l’eternità dei processi. Talmente eterni che il 31 per cento dei detenuti, uno su tre, sta in galera in attesa di un giudizio definitivo. Eppure esiste una Costituzione, la più bella del mondo secondo qualche ottimista, che all’articolo 27 stabilisce che "l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva", e all’articolo 13 sancisce che "la libertà personale è inviolabile". Certo, c’è gente accusata di aver ucciso, violentato, e che sta bene in galera fin dal giorno dell’arresto. Ma non sta bene che anche il più indegno dei criminali subisca solo dopo anni la giusta condanna. Si dirà: che c’entra questo con Fontana? C’entra eccome, perché di film come questi ne abbiamo visti a centinaia, e partono sempre con un magistrato che non accetta la decisione di un suo collega, iniziando un balletto di corsi e ricorsi che contribuisce non a fare giustizia certa, ma a rendere infinita e incerta qualunque sentenza. Del resto, perché stupirsi se uno dei guru della magistratura milanese e nazionale, Piercamillo Davigo, sostiene che quelli che non stanno in carcere "in buona parte non sono innocenti, ma colpevoli che l’hanno fatta franca". Dalla presunzione di innocenza della Costituzione a quella di colpevolezza. Complimenti. Detto questo, ricordiamoci che anche la Giustizia sta per andare a "processo" con i referendum. Un appuntamento importante. Non una rivoluzione, ma cinque correzioni. Una svolta. Quella che non ha avuto la forza di fare il Parlamento e che possiamo fare noi. Anche andando al mare domenica. Ma prima o dopo aver votato.

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