L’ex ministra Barbara Lezzi, 48 anni, pasionaria dei Cinque Stelle
L’ex ministra Barbara Lezzi, 48 anni, pasionaria dei Cinque Stelle
di Elena G. Polidori E ad un certo punto, ecco che arriva Barbara Lezzi, l’ex ministra del Conte 1, pasionaria pugliese oggi vicina ad Alessandro Di Battista, tra le più nette – da sempre – sul ‘no’ al Mes. Che ha raccontato quanto sia stato un abbaglio collettivo quello di credere che oggi, in Senato, i 5 stelle potessero lacerare la maggioranza in nome dell’integrità al ‘dogma’ grillino, al punto di far cadere il governo Conte, come da fiammeggiante lettera ai vertici del Movimento di qualche giorno...

di Elena G. Polidori

E ad un certo punto, ecco che arriva Barbara Lezzi, l’ex ministra del Conte 1, pasionaria pugliese oggi vicina ad Alessandro Di Battista, tra le più nette – da sempre – sul ‘no’ al Mes. Che ha raccontato quanto sia stato un abbaglio collettivo quello di credere che oggi, in Senato, i 5 stelle potessero lacerare la maggioranza in nome dell’integrità al ‘dogma’ grillino, al punto di far cadere il governo Conte, come da fiammeggiante lettera ai vertici del Movimento di qualche giorno fa, di cui lei stessa è stata prima firmataria. No, niente di tutto questo.

L’allarme è rientrato. Dietrofront. "Ho trascorso due intere giornate insieme ad altri 60 parlamentari – ha raccontato, in apparenza stremata dalla fatica, sulla sua pagina Facebook – per mediare le posizioni, per trovare un punto di caduta. Grazie a questo lavoro è venuta fuori una risoluzione che non è quella ideale ma, almeno, rivendica il ruolo del Parlamento in sede di ratifica".

Quindi? Il discrimine rispetto a qualche ora fa è che non sarebbe la fiducia al governo ad essere in discussione, bensì i modi con cui applicare il Fondo salva-Stati. In pratica: l’Esecutivo oggi avrà i numeri per superare la prova Mes. A rientrare nei ranghi saranno anche oltranzisti come Mattia Crucioli, Bianca Laura Granato, Orietta Vanini e Andrea Colletti, mentre Elio Lannutti, a quanto si apprende, potrebbe anche disertare l’Aula.

All’appello, alla fine e secondo le stime della vigilia, potrebbero mancare meno di cinque voti, dunque niente di determinante per Conte.

Perché "ha prevalso il senso di responsabilità, come avevamo auspicato - ha tirato un sospiro di sollievo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo l’ennesima riunione dei parlamentari grillini sul testo della risoluzione –. Nel Movimento 5 Stelle ci sono anime diverse, ma non si governa con le raccolte firme".

Cioè, ha funzionato il forte pressing dei vertici stellati (si è esposto anche il presidente della Camera, Roberto Fico), per rendere risibile il dissenso interno, tanto che ieri sera era un florilegio di dichiarazioni di orgoglio (Patuanelli: "Il miglior risultato possibile", Crimi: "Nero su bianco, una riforma radicale").

Concetti in mattinata già espressi da uno degli uomini più vicini allo stesso presidente della Camera, ovvero Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio: "Il governo non è affatto a rischio. Non ci possiamo permettere polemiche e divisioni in questa fase". Insomma, più che l’onor grillino, poté la poltrona. Come sempre, del resto.