Viviana Ponchia Anche se il titolo spetterebbe solo al sei per cento della popolazione, in Italia siamo tutti dottori fino a prova contraria (e nessuno ha interesse a portare le prove). Un po’ perché ci scorre dentro la megalomania del "lei non sa chi sono io", un po’ perché dottore è tanto comodo ed evita l’uso di appellativi più spiacevoli come "ehi tu coso" a povera gente che si limita a...

Viviana

Ponchia

Anche se il titolo spetterebbe solo al sei per cento della popolazione, in Italia siamo tutti dottori fino a prova contraria (e nessuno ha interesse a portare le prove). Un po’ perché ci scorre dentro la megalomania del "lei non sa chi sono io", un po’ perché dottore è tanto comodo ed evita l’uso di appellativi più spiacevoli come "ehi tu coso" a povera gente che si limita a essere rispettosa. Senza dottori un posteggiatore dovrebbe fare sforzi di fantasia sproporzionati all’obolo, il barista andrebbe in crisi fra medici veri e commercialisti. E tante mail partirebbero formalmente storte per colpa di un vuoto di memoria irriguardoso: sarà ingegnere, architetto, filosofo? Davvero c’è qualcuno che scrive "gentile filosofo"?. E per non sbagliare si va di dottore, che alla fine vale quanto la carta da pesce.

All’origine del capriccio della first lady americana di mettere un Dr. prima del cognome ci sono di sicuro le radici italiane, altrimenti non si spiega. Jill Biden è insegnante, scrittrice, filantropa. Ma pretende il titolo che da noi fuori da un ospedale dovrebbe fare burino e invece si porta su tutto. "Sembra quasi una frode – le ha fatto notare Joseph Epstein del Wall Street Journal – Per non dire comico". Il titolo dell’articolo era ancora più strafottente: "C’è un dottore alla Casa Bianca? Non se vi serve un medico". Insomma è stato fatto notare alla signora quanto l’appellativo abbia perso tutto il suo valore simbolico ed è scoppiato un pandemonio. Il giornalista si è preso del sessista, da noi qualcuno ha cominciato a preoccuparsi. Qualche anno fa, quando venne lanciata l’idea di abolire il titolo per tutti i neolaureati ad eccezione di medici e ricercatori, Giulio Andreotti pronunciò la sentenza definitiva: "Non vedo che male si fa, almeno a Roma un dottore non si nega a nessuno". La cosa è morta lì. E dottore continua a suonare così opportuno quando il custode lo grida come un insulto a quello del quinto che bara con la differenziata.