Massimo Adriatici, 47 anni, è l’assessore leghista di Voghera
Massimo Adriatici, 47 anni, è l’assessore leghista di Voghera
Quando Massimo Adriatici è stato nominato assessore alla Sicurezza, poco più di un anno fa, nelle stanze delle forze dell’ordine di Voghera in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo. "Un collega". "Uno che conosce il mestiere", hanno commentato. Del resto Adriatici, originario proprio dell’Oltrepo, 47 anni e la stella di “sceriffo“ appuntata virtualmente sulla giacca insieme alla spilla della Lega, nasce proprio poliziotto. Sovrintendente ad Alessandria, dove prestava servizio in...

Quando Massimo Adriatici è stato nominato assessore alla Sicurezza, poco più di un anno fa, nelle stanze delle forze dell’ordine di Voghera in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo. "Un collega". "Uno che conosce il mestiere", hanno commentato. Del resto Adriatici, originario proprio dell’Oltrepo, 47 anni e la stella di “sceriffo“ appuntata virtualmente sulla giacca insieme alla spilla della Lega, nasce proprio poliziotto. Sovrintendente ad Alessandria, dove prestava servizio in Questura e intanto studiava legge. Quando, ormai avvocato da 10 anni, si è presentato alle elezioni, con 115 preferenze, è diventato il candidato ideale a un assessorato, ritagliato sulla sua figura. Nella giunta di Paola Garlaschelli non solo ha la delega alla Sicurezza, ma anche quelle alla polizia locale e all’“Osservatorio dell’immigrazione“. Non sorprende che già a ottobre scorso abbia varato misure draconiane: daspo urbano a due mendicanti nella piazza del Duomo, "perché Voghera deve essere godibile", e un’ordinanza anti-alcol, scritta di proprio pugno, che ha suscitato malcontento e qualche ironia sui social per il presunto “proibizionismo all’americana“.

Adriatici era diventato avvocato ed era riuscito a fare anche il docente a contratto all’Università del Piemonte orientale, però non se ne curava. Gli bastava la stima dei “colleghi“, dei collaboratori che lo raccontano come una persona divertente, amichevole. E "sempre sul campo". Al mattino lo si vede al comando dei vigili di corso Rosselli. Lì si ferma a parlare con gli agenti, a valutare eventuali problemi e situazioni di giornata. La sera, invece, in strada. Nelle zone calde della movida. La sua ultima sfida era proprio quella della lotta agli ubriachi, ai fracassoni. "Girava spesso fra i locali", racconta uno dei baristi di quella piazza Meardi dove è avvenuta la sparatoria. "Ma non sapevo girasse con la pistola". Già, la pistola. Da esperto di diritto e di attività di polizia, gli capitava anche di dare pareri sul tema.

Tre anni fa spiegava che "l’uso di un’arma deve essere giustificato da un pericolo reale. Ma questo non significa farsi giustizia da soli. Sparare deve essere l’extrema ratio". Per i colleghi della camera penale, sul caso serve "riserbo e vicinanza" e "ogni valutazione ora è inopportuna", dice il presidente Daniele Cei. Di certo Adriatici non pensava di passare dalla teoria giuridica sulla legittima difesa alla pratica giudiziaria. Ma un colpo di calibro 22 ha cambiato tutto.

Nicoletta Pisanu