di Riccardo Jannello Una questione economica, non certo etica: le famiglie cinesi potranno avere tre figli. Siamo ormai lontani dalla ’politica del figlio unico’ di Deng Xiaoping che per 37 anni, fino al 2016, ha costretto a limitare la natalità perché, si diceva, meno persone ci sono più alta è la ricchezza per ogni individuo. Adesso siamo all’opposto: senza nuove braccia che lavorano, con...

di Riccardo Jannello

Una questione economica, non certo etica: le famiglie cinesi potranno avere tre figli. Siamo ormai lontani dalla ’politica del figlio unico’ di Deng Xiaoping che per 37 anni, fino al 2016, ha costretto a limitare la natalità perché, si diceva, meno persone ci sono più alta è la ricchezza per ogni individuo. Adesso siamo all’opposto: senza nuove braccia che lavorano, con una popolazione che invecchia a un ritmo sostenuto, di ricchezza ce ne sarà molta meno.

Quando nacque la politica del figlio unico, nel 1979, la crescita demografica del Paese era straordinaria e si cercò di metterci un freno in modo draconiano: multe elevate alle donne rimaste incinta la seconda volta, aborti forzati fino al settimo mese e come conseguenza un’anagrafe parallela e clandestina per quelle famiglie che avevano un secondo figlio, un fantasma vivente. Nel 2013 il primo ripensamento e un’apertura graduale alla seconda gravidanza senza però allentare le penali per chi trasgrediva. Il temibile Ufficio per la pianificazione familiare controlla ogni nucleo. Ci sono storie drammatiche che lo hanno visto protagonista, come pestaggi di ragazze incinte che non volevano abortire. La caccia al feto provocò nel periodo della politica di Deng Xiaoping 14 milioni di aborti forzati (dati Oms).

La giustificazione sociale che il governo dà al permesso di avere tre figli è che il calo delle nascite – da quattro anni costante nel Paese - rende difficile sostenere l’economia. Il recente appello della Banca centrale di Pechino ad abbandonare il controllo delle nascite è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Secondo il rapporto fatto pervenire al governo, i banchieri concludevano che "senza un’azione di questo tipo il Paese perderà il suo vantaggio economico nei confronti degli Stati Uniti". Intanto la popolazione in età da lavoro è calata in un decennio del 6,79%. E solo nell’ultimo anno la differenza di nati rispetto a quello precedente è evidente: 12 milioni contro 14,5 del 2019.