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20 mag 2022

La Cei sceglie il presidente Il papa vuole un innovatore

Dal 23 al 27 maggio l’assemblea dei vescovi indicherà il successore di Bassetti. Gli arcivescovi Zuppi (Bologna) e Lojudice (Siena) sono i grandi favoriti

20 mag 2022
giovanni panettiere
Cronaca

di Giovanni Panettiere

Si profila una volata a due per la presidenza della Conferenza episcopale italiana. Entrambi porporati ed ex vescovi ausiliari di Roma, Paolo Lojudice, classe ‘64, e il 66enne Matteo Zuppi sono i favoriti per il post Bassetti, ancor più dopo che il Papa ha detto di preferire al vertice della Cei un cardinale che "voglia fare un bel cambiamento". Tra le berrette rosse italiane quelli degli arcivescovi, rispettivamente di Siena e Bologna, sono i nomi più aderenti al dettato bergogliano, vuoi per l’empatia e il taglio pastorale, vuoi per la vocazione sociale e l’attenzione alle periferie esistenziali. Ma resta un’incognita, tutt’altro che trascurabile: i vescovi elettori coroneranno l’auspicio del Pontefice o faranno di testa loro, come accaduto per la mancata attuazione della riforma di snellimento del processo di nullità matrimoniale e l’ancora attesa sforbiciata del numero delle diocesi? L’appuntamento è per la prossima assemblea generale della Cei (23-27 maggio) che dovrebbe tra l’altro dare il via libera a una prima, parziale operazione trasparenza sulla pedofilia.

Alla luce della modifica statutaria del 2014, i 226 presuli dovranno eleggere una terna di candidati alla presidenza da sottoporre al Papa a cui spetta l’ultima parola. Oltre a Lojudice e Zuppi nella triade per il mandato quinquennale ha ottime possibilità di figurare il teologo Erio Castellucci, 61 anni, attuale arcivescovo di Modena e soprattutto uno dei vice presidenti in carica. Rischia di pagare il prezzo di non essere un porporato, ma ha dalla sua il pieno consenso di una discreta fetta di vescovi che ne apprezza la mitezza e non ha gradito ‘l’endorsement cardinalizio’ di Francesco. Prelati che rivendicano quella autonomia decisionale nella scelta dei vertici che il Papa incoraggiò al momento del cambio di statuto.

Nell’ottica di un’eventuale nomina di Castellucci, in vista del possibile annuncio a giugno di un concistoro, Bergoglio avrebbe subito l’occasione per crearlo cardinale, non certo a malincuore. Lo stesso discorso vale per l’ordinario di Napoli, il 59enne Domenico Battaglia, ex prete di strada in Calabria, dato in ascesa. Fuori dal novero più riformista potrebbero essere della partita il cardinale Giuseppe Betori, 75 anni, ex braccio destro di Ruini, e l’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi, nato nel’64, altro vice presidente.

La nomina di Lojudice, vicino a rom e migranti – si autodefinisce "un prete che cerca risposte al disagio che incontra" –, o quella di Zuppi, uomo di dialogo come dimostra il suo ruolo nella pace in Mozambico – "Ma io punto a Granaglione (un paese nel Bolognese, ndr)", scherza per allontanare ‘l’amaro calice’ – favorirebbe il rinnovamento di una Chiesa italiana "preconcilare travestita da conciliare", per dirla col Papa.

I rapporti tra quest’ultimo e i vescovi non sono facili. A febbraio Bergoglio disertò all’ultimo il vertice episcopale di Firenze sul Mediterraneo, complice anche la presenza al summit dell’ex ministro Marco Minniti, coinvolto nella filiera delle armi. Dopo le sue ripetute insistenze, Bassetti ha avuto la forza d’instradare l’inedito cammino sinodale della Chiesa in Italia che tuttavia oggi appare impantanato nelle secche di una rassicurante autoreferenzialità clericale. Su come portare avanti il Sinodo – destinato a chiudersi solo nel 2025 – si discuterà nell’assise.

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