Davide Rondoni La vita è fatta per l’oro. L’esultanza delle nostre tre gazzelle paralimpiche ha contagiato un intero Paese. Leggiamola bene. Perché i buoni sentimenti sono buoni se durano, e se diventano pensiero, ragione, decisione. Sennò sono vacui e deludenti. Dobbiamo avere il coraggio di sentire la carezza e lo schiaffo di questo spettacolo che ci offrono quelle...

Davide

Rondoni

La vita è fatta per l’oro. L’esultanza delle nostre tre gazzelle paralimpiche ha contagiato un intero Paese. Leggiamola bene. Perché i buoni sentimenti sono buoni se durano, e se diventano pensiero, ragione, decisione. Sennò sono vacui e deludenti. Dobbiamo avere il coraggio di sentire la carezza e lo schiaffo di questo spettacolo che ci offrono quelle meravigliose creature che han raggiunto grandi traguardi sportivi e umani. Quella esultanza di tre vite segnate da quanto la mentalità comune chiama sconfitta o sfortuna ci dice qualcosa di profondo e attuale: ogni vita vale, ogni vita anche segnata, anche infragilita, anche ferita. Lo si ricordi nel momento in cui troppe ideologie vogliono decidere quali sono vite da "scartare", da spegnere perché indegne dal punto di vista del funzionamento o del rendimento, secondo parametri che nascondono spesso motivazioni egoistiche quando non economiche.

Ogni vita è fatta per l’oro. Come dice Emily Dickinson, grande poetessa americana, l’oro si trova in fondo alla vita se la si osserva con occhi e anima liberi. In ogni vita, anche quella che ai nostri occhi velati appare indegna. La seconda carezza-schiaffo che ci arriva da quella bella esultanza sta nell’accorgerci che la nostra bella Italia che si onora di campioni e campionesse paralimpiche è anche purtroppo campionessa di difficoltà per chi vive situazioni di handicap. Non solo le tante, troppe barriere architettoniche che rendono la vita più difficile a chi ha motivi di difficoltà deambulatoria e non solo. La cosiddetta "accessibilità" dei servizi, anche in Rete, è ancora lontana dall’esser percepita e praticata come prioritaria da aziende pubbliche e private. Eppure ogni volta che si affronta in chiave "politica" il tema disabilità si trova quasi da ogni parte una specie di fastidio, come di questione secondaria. Ma quella gioia sul podio ci ricorda una cosa primaria.