La famosa scena degli spaghetti mangiati da Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma“ diretto da Steno nel 1954
La famosa scena degli spaghetti mangiati da Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma“ diretto da Steno nel 1954

Mauro

Bassini

Bei tempi quando, mezzo secolo fa, il New York Times spediva in Italia i suoi inviati alla scoperta della vera cucina nostrana, quella semplice e diretta, con grandi materie prime e poche salse. Cucina fantastica, ma lontanissima dai gusti americani. Se ne accorsero a loro spese Gianluigi Morini e Valentino Marcattilii, che nel 1988 partirono da Imola per aprire un loro San Domenico a New York. Locale splendido, grande vista sul Central Park, piatti rigorosamente italiani senza grevi correzioni. Grande successo iniziale e poi, in due anni, tutto finito. Gli americani vogliono altro.

Difficile trovare una città che abbia più ristoranti italiani di New York, ma ancora più difficile è trovare un piatto davvero italiano a New York. "Meglio essere criticati che avere la sala vuota", dicono certi cuochi di Little Italy, maestri di incresciosi pasticci. C’è poco da stupirsi se ora il New York Times propone un’agghiacciante rivisitazione del piatto più falsificato e umiliato della nostra cucina all’estero: la carbonara. Per carità, la libera creatività è sacra, ma questa carbonara al pomodoro affumicato è l’ennesima ingiuria a una tradizione gastronomica che non ha mai saputo difendere le proprie eccellenze da falsari e violentatori. Viene in mente una frase del debordante Gianfranco Vissani: "Io i vegani li ammazzerebbi tutti". No, certe cose non si dicono. Ma certe altre non andrebbero nemmeno pensate.