Il maresciallo Stefania Andolfi, della stazione di Vetralla
Il maresciallo Stefania Andolfi, della stazione di Vetralla
VETRALLA (Viterbo) - Il piccolo Matias, solo in casa, potrebbe aver aperto la porta al padre, arrestato con l’accusa di avere ucciso il figlio sgozzandolo. È l’ipotesi degli investigatori che indagano sull’omicidio del bambino di 10 anni ammazzato nella sua abitazione a Cura di Vetralla, in provincia di Viterbo. Il 44enne polacco Mirko Tomkov è ricoverato in stato di incoscienza, piantonato in ospedale. I carabinieri non hanno trovato segni di effrazione sulla porta della casa. Non si esclude che ad aprire al padre sia stato Matias. Il 44enne però poteva forse avere ancora le chiavi, nonostante dal 10 settembre...

VETRALLA (Viterbo) - Il piccolo Matias, solo in casa, potrebbe aver aperto la porta al padre, arrestato con l’accusa di avere ucciso il figlio sgozzandolo. È l’ipotesi degli investigatori che indagano sull’omicidio del bambino di 10 anni ammazzato nella sua abitazione a Cura di Vetralla, in provincia di Viterbo. Il 44enne polacco Mirko Tomkov è ricoverato in stato di incoscienza, piantonato in ospedale. I carabinieri non hanno trovato segni di effrazione sulla porta della casa. Non si esclude che ad aprire al padre sia stato Matias. Il 44enne però poteva forse avere ancora le chiavi, nonostante dal 10 settembre avesse un divieto di avvicinamento alla donna e al figlio. A trovare il cadavere è stata la madre Mariola Rapaj, 32enne albanese, che negli ultimi tempi si confidava col maresciallo Stefania Andolfi, della stazione dei carabinieri di Vetralla.

Maresciallo, lei e Mariola avevate instaurato un rapporto di fiducia?

"La contattavo, come faccio con tutte le vittime di violenze, che si affidano a noi. Monitoriamo con una certa frequenza le segnalazioni che ci arrivano e stiamo vicini a loro non solo in fase di accertamento ma anche dopo. Sono persone che hanno bisogno di aiuto. C’eravamo sentite il giorno prima che succedesse tutto".

Perché la donna non denunciava l’ex marito?

"Non è mai arrivata una segnalazione ufficiale da parte sua, è stato un evento del tutto imprevedibile (sono stati i vicini a segnalare i maltrattamenti, ndr). Era provata, ma non denunciava: mi chiamava costantemente parlandomi del suo vissuto. E io ho raccolto le informazioni, poi messe al vaglio dell’autorità giudiziaria".

Cosa vuole dire alle donne che hanno paura a denunciare i partner o gli ex violenti?

"Noi carabinieri non siamo nemici, non verrete giudicate. Siamo un supporto, siamo un aiuto e possiamo inserirvi in una rete che può garantire sicurezza e protezione, ma occorre che scatti una denuncia. Senza questo passo formale non possiamo fare nulla: dobbiamo venire a conoscenza delle violenze. Questo va fatto per evitare altre tragedie".

Cosa le ha detto Mariola dopo la tragedia?

"Non ha proferito parole sensate. Le sono stata vicino dopo quei tragici momenti: è stato straziante, molto complicato, ho cercato in qualche modo di tranquillizzarla ed è stato favorevole anche il fatto che c’era un rapporto prima. Si è affidata a me e ha avuto fiducia in me. Da quando è in ospedale non l’ho più sentita".

Cosa le è passato per la mente quando l’hanno informata della morte del bimbo?

"Mi sono concentrata sulla madre che ha visto il figlio in quelle condizioni ("è nel letto coperto di sangue", ha detto ai vicini, ndr), non ho pensato a me. Ho cercato di starle il più vicino possibile, ma non so se supererà mai quel trauma".

Si poteva fare qualcosa di più per salvare Matias?

"Noi vorremmo fare i supereroi e salvare il mondo, ma siamo umani. Cerchiamo solo e sempre di fare il nostro meglio".

Se tornasse indietro farebbe qualcosa in modo diverso?

"Io ho dato sempre il massimo. Ogni volta che abbiamo il sentore di una possibile tragedia, interveniamo. Ci poniamo nella maniera più umile possibile coi cittadini".