di Riccardo Jannello Sulla spiaggia di Bel Ombre, nella parte nord di Mahé, l’isola più grande dell’arcipelago delle Seychelles, c’è un hotel che si chiama "Tresaure Cove", la baia del tesoro. Potrebbe essere in quella zona la caverna nella quale sarebbe sepolto il più grande tesoro dei pirati che si conosca, ma sul cui valore c’è comunque una diatriba: sarà – in valuta attuale – di 130 milioni di dollari come qualcuno sostiene o di un miliardo di sterline come calcolato da altri? Comunque una bella cifra alla quale sarebbe vicino come non mai da 291 anni un inglese che vive sulle isole dell’Oceano Indiano, tale John Cruise-Wilkins, insegnante di storia....

di Riccardo Jannello

Sulla spiaggia di Bel Ombre, nella parte nord di Mahé, l’isola più grande dell’arcipelago delle Seychelles, c’è un hotel che si chiama "Tresaure Cove", la baia del tesoro. Potrebbe essere in quella zona la caverna nella quale sarebbe sepolto il più grande tesoro dei pirati che si conosca, ma sul cui valore c’è comunque una diatriba: sarà – in valuta attuale – di 130 milioni di dollari come qualcuno sostiene o di un miliardo di sterline come calcolato da altri?

Comunque una bella cifra alla quale sarebbe vicino come non mai da 291 anni un inglese che vive sulle isole dell’Oceano Indiano, tale John Cruise-Wilkins, insegnante di storia. L’uomo ha ricevuto in eredità dal padre Reginald le 17 righe crittografate lasciate dal pirata piccardo Olivier Levasseur prima della sua impiccagione, il 7 luglio 1730 a 41 anni. Secondo alcuni documenti dell’epoca, quel territorio era appartenuto al corsaro.

Levasseur, detto la "Buse", la poiana, per la sua abilità rapace di colpire e scappare, fu alla fine catturato dai suoi connazionali francesi che governavano le isole a oriente del Madagascar e mandato a morte a La Reunion. Molti assistettero all’esecuzione, prima della quale Levasseur si strappò una collana che aveva al collo ed esortò la folla – "chi ne aveva le capacità" – a romperla e decrittare la scritta all’interno. In palio un bottino unico: diamanti, smeraldi, rubini, barre d’oro e d’argento, sete, oggetti religiosi, opere d’arte e la croce fiammeggiante d’oro della Cattedrale di Goa, così pesante che non poteva essere trasportata da meno di tre persone.

Tutto era imbarcato sul galeone ’Nossa Senhora Virgem do Cabo’ che tornava a Lisbona col vescovo e il viceré portoghesi. La nave era stata assaltata da Levasseur e altri due pirati – Seagar e Taylor – nei pressi di Reunion dove stava riparandosi dopo una tempesta. L’impresa non fu difficile: per restare in galleggiamento, il galeone aveva gettato a mare i 72 cannoni che ne erano l’armamento. Si pensa che Levasseur abbia sepolto il bottino, rimasto solo a dividerselo per le morti dei compagni, sull’isola di Mahé, disegnando una sorta di mappa e scrivendo 17 righe su una pergamena poi inserita nella collana. Frasi oscure che moltissimi si sono ingegnati per decifrare, perfino Charles Baudelaire ed Edgar Allan Poe, che ne "Lo scarabeo d’oro" (1843) inserisce queste indicazioni: "Un buon bicchiere nell’ostello del vescovo al seggio del diavolo. Quarantuno gradi e 13 minuti nord-est e nord; ramo principale settimo ramo lato est; l’occhio sinistro della testa del morto; una linea di api dall’albero attraverso il tiro di 50 piedi". Un’interpretazione accettata da Baudelaire, ma che non risponde a una domanda precisa: a che profondità si trovi il tesoro. Cruise-Wilkins intende scavare in quella zona, non temendo che in questi 300 anni le indicazioni siano state oggetto di falsificazioni o sbagliate trascrizioni. Sfidando così Levasseur che non solo era uno straordinario uomo di mare cresciuto nella Marina di Luigi XIV prima di unirsi nel 1716 alla compagnia dei pirati di Benjamin Hornigold, ma anche un pregevole enigmista. Nella sua casa di Mahé l’inglese ha ultimato la mappa dei sogni. Ora non resta che trivellare Bel Ombre, anche se il governo, visti i turisti che, Covid o no, la popolano tutto l’anno, ha poca voglia di dare i permessi.