Carlo Sangalli* Davvero efficace la sintesi fatta dal direttore dell’Agenzia delle entrate Ruffini del triplice impatto generato dalla “torre di Babele” del nostro sistema fiscale: confusione dei cittadini contribuenti, rischio di errori dell’Agenzia, occasione per gli evasori di non essere scovati. A conferma di quanto sia necessario e urgente procedere alla riforma del fisco. Perché costruire...

Carlo

Sangalli*

Davvero efficace la sintesi fatta dal direttore dell’Agenzia delle entrate Ruffini del triplice impatto generato dalla “torre di Babele” del nostro sistema fiscale: confusione dei cittadini contribuenti, rischio di errori dell’Agenzia, occasione per gli evasori di non essere scovati.

A conferma di quanto sia necessario e urgente procedere alla riforma

del fisco. Perché costruire un sistema fiscale più comprensibile e più semplice è cruciale per costruire un sistema Paese che funzioni meglio. Insomma, resta vero che la tassa occulta della burocrazia e, in quest’ambito, gli oneri per gli adempimenti fiscali pesano come un macigno su cittadini ed imprese. È opportuno sottolinearlo proprio ora, alla vigilia del varo (si spera…) del PNRR, chiamato a tenere insieme investimenti e riforme. Il Presidente della Repubblica ha avuto, nel messaggio di fine anno, parole chiarissime ricordando che l’impatto della pandemia ha scavato solchi profondi, ma anche che proprio il piano europeo per la ripresa offre all’Italia l’opportunità di superare fragilità strutturali di lungo corso. Da qui il richiamo alla responsabilità comune di agire con concretezza e rigore e senza sprecare risorse. In un quadro che vede il debito pubblico proiettato verso il 160% del Pil. Serve confronto: in Parlamento e con le forze sociali. Per tenere insieme la spinta alla maggiore produttività ed alla maggiore crescita con la sostenibilità del debito pubblico.

Ma vorrei ricordare un’ulteriore emergenza. Negli scorsi giorni, le associazioni imprenditoriali e l’ABI hanno inviato una nota congiunta alle istituzioni europee, chiedendo di disinnescare il rischio del cortocircuito che potrebbe essere attivato dalle nuove regole in materia di identificazione di posizioni in default e dai nuovi criteri per il trattamento dei crediti deteriorati. Non possiamo davvero permetterci una stretta creditizia. Banche e imprese lo hanno ricordato insieme. Le istituzioni nazionali ed europee intervengano.

* presidente Confcommercio