Nel centro de L’Avana una donna espone la bandiera del suo Paese
Nel centro de L’Avana una donna espone la bandiera del suo Paese
Dopo gli oltre 80 arresti di domenica in diverse città, ma soprattutto a L’Avana ieri si sono aggiunti quelli di una ventina di giornalisti internazionali e blogger come la corrispondente della catena spagnola Abc Camila Acosta accusata di attività antirivoluzionarie. La Cnn e Msnbc continuano a trasmettere in diretta dalla capitale cubana con corrispondenti free lance, ma non si sa ancora per quanto. Cuba, una notte in fila per il pane. Il mio calvario all'Avana La comunità internazionale chiede la liberazione immediata della gente che...

Dopo gli oltre 80 arresti di domenica in diverse città, ma soprattutto a L’Avana ieri si sono aggiunti quelli di una ventina di giornalisti internazionali e blogger come la corrispondente della catena spagnola Abc Camila Acosta accusata di attività antirivoluzionarie. La Cnn e Msnbc continuano a trasmettere in diretta dalla capitale cubana con corrispondenti free lance, ma non si sa ancora per quanto.

Cuba, una notte in fila per il pane. Il mio calvario all'Avana

La comunità internazionale chiede la liberazione immediata della gente che protesta e dei giornalisti. Adesso L’Avana è blindata: una calma apparente con tanta polizia nelle strade. Joe Biden fa sapere al regime comunista che "deve ascoltare le domande del popolo". Ma il popolo cubano, quello che è sceso in piazza contro il regime guidato dal presidente e segretario generale del partito comunista Díaz-Canel, al grido di "patria e vita! Abbiamo fame" è anche profondamente contrario all’embargo degli Stati Uniti verso Cuba. La pandemia e il blocco totale del turismo, prima risorsa dell’isola, hanno infine azzerato l’economia.

Nei sei mesi di governo alla Casa Bianca, Biden non ha dato troppo peso a Cuba. Non solo non ha tolto le pesanti sanzioni economiche imposte da Trump che avevano spazzato via le aperture di Obama nei confronti di Raúl Castro nel 2016, ma, nell’assemblea generale dell’Onu, poche settimane fa, con 181 paesi a favore (compresi Italia e Ue) aveva votato no alla fine dell’embargo rimanendo isolato insieme a Israele. Di fatto, Biden ha vanificato lo storico voto di astensione che Obama aveva introdotto per la prima volta più di quattro anni fa togliendo Cuba dalla lista dei paesi sponsor del terrorismo.

La crisi di Cuba, insomma, sta scoppiando in faccia non solo a Díaz-Canel, ma anche a Biden perché i dirigenti cubani accusano gli Usa di boicottare con l’embargo l’invio di vaccini e medicinali (che per ora arrivano col contagocce solo da Cina, Russia e Venezuela), lasciando intendere che anche la Casa Bianca democratica sfrutta gli slogan dei cubani di Miami.

Che la crisi questa volta sia profonda lo dimostra la riunione improvvisa ieri dell’ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cui ha partecipato anche l’anziano generale Raúl Castro che ha ceduto a Díaz-Canel prima la presidenza del paese quindi anche la guida di partito e forze armate. Díaz-Canel, un ingegnere di Santa Clara di 61 anni, è il primo leader cubano senza un passato rivoluzionario. Vuole prima di tutto la fine dell’embargo. Intanto, dicono la loro i vescovi cubani: "Una soluzione positiva non si raggiunge con le imposizioni", ma "con l’ascolto reciproco". Il tutto mentre Messico, Bolivia e Argentina chiedono agli Usa di porre fine all’embargo.