Ugo Cennamo Corriamo così veloci, inseguiamo il tempo con una tale, costante frenesia da non essere più capaci di emozionarci. E quando lo facciamo, o crediamo di farlo, siamo scattanti quanto un centometrista. Otto secondi è il tempo medio di permanenza davanti a un’opera d’arte: non è un’impressione o un numero a effetto, ma quanto emerge da un’indagine della National Gallery sugli usi e...

Ugo

Cennamo

Corriamo così veloci, inseguiamo il tempo con una tale, costante frenesia da non essere più capaci di emozionarci. E quando lo facciamo, o crediamo di farlo, siamo scattanti quanto un centometrista. Otto secondi è il tempo medio di permanenza davanti a un’opera d’arte: non è un’impressione o un numero a effetto, ma quanto emerge da un’indagine della National Gallery sugli usi e costumi dei visitatori che, lockdown permettendo, affollano le sale del museo londinese. Ma se emozionarsi qualcuno potrebbe considerarlo un inutile lusso, non altrettanto si può ritenere il nostro modo di rapportarci con il prossimo. Eppure consideriamo certe azioni talmente ovvie da comportarci senza riflettere non otto, ma nemmeno un millesimo di secondo. Ad esempio, quando qualcuno si rivolge a noi parlando consideriamo scontato il fatto che lo si ascolti. E ancora, quando qualcuno ci scrive è normale leggere e lo è altrettanto, addirittura banale, salutare il vicino di casa quando lo si incontra sul pianerottolo anche se non ha pagato le ultime due rate condominiali. Sono infinite le cose che si danno per scontate, tanto scontate che abbiamo smesso di farle. Non solo, e questo è il peggio, non lo ammettiamo, proprio perché diamo per assodato che per natura certe cose si facciano. Ci sembra di ascoltare e di leggere, ma non è vero. In compenso sosteniamo convinti di aver letto le mail e di aver prestato la dovuta attenzione ai nostri interlocutori. Siamo onesti con noi stessi, stiamo larghi, otto volte su dieci non succede. Ce ne accorgiamo quando siamo noi a dover essere considerati o a dover, banalmente, essere salutati. Ma a parti invertite, siamo sicuri che non avremmo fatto lo stesso? Per questo pensare cose ovvie, semplici, elementari e rifletterci su è un buon esercizio, per nulla scontato. E quando torneremo alla National Gallery o nel museo sotto casa non accontentiamoci di collezionare il biglietto d’ingresso, ma proviamo a respirare e a emozionarci sul serio.