Stefano Vanin, classe 1971, professore di Zoologia e presidente del Gief
Stefano Vanin, classe 1971, professore di Zoologia e presidente del Gief
"Che cosa trovo negli insetti? Mi incuriosiscono. Ammiro il loro talento, hanno inventato tutto prima di noi umani". Niente di più facile che una mattina, svegliandosi, si trovi trasformato in scarafaggio come il Gregor Samsa di Kafka. O in una mosca, simile a Jeff Goldblum nel film di Cronenberg. Perché nessuno più di lui ama gli insetti, la sua passione e il suo lavoro. Stefano Vanin, trevigiano, 49 anni, è un entomologo forense. Il migliore. Ha risolto, per la sua parte, alcuni dei casi di omicidio più celebri. Il suo curriculum è mostruoso: 45 pagine di titoli accademici, pubblicazioni in tre lingue, collaborazioni con enti di ricerca di tutto il mondo. La laurea con lode nell’ateneo di Padova, la direzione del Forensic laboratory for entomology and archaeology di Huddersfield (a metà strada fra Leeds e Manchester), la docenza all’università di Genova: dai tribunali ai musei, dai laboratori ai libri di storia, ovunque ci sia un mistero insoluto arriva lui. E arrivano i suoi insetti. Professore, era un bambino che infilzava farfalle con lo spillone? "Non farei mai del male a creature così interessanti. Però è vero che già da piccolo ho sentito un’attrazione...

"Che cosa trovo negli insetti? Mi incuriosiscono. Ammiro il loro talento, hanno inventato tutto prima di noi umani". Niente di più facile che una mattina, svegliandosi, si trovi trasformato in scarafaggio come il Gregor Samsa di Kafka. O in una mosca, simile a Jeff Goldblum nel film di Cronenberg. Perché nessuno più di lui ama gli insetti, la sua passione e il suo lavoro.

Stefano Vanin, trevigiano, 49 anni, è un entomologo forense. Il migliore. Ha risolto, per la sua parte, alcuni dei casi di omicidio più celebri. Il suo curriculum è mostruoso: 45 pagine di titoli accademici, pubblicazioni in tre lingue, collaborazioni con enti di ricerca di tutto il mondo.

La laurea con lode nell’ateneo di Padova, la direzione del Forensic laboratory for entomology and archaeology di Huddersfield (a metà strada fra Leeds e Manchester), la docenza all’università di Genova: dai tribunali ai musei, dai laboratori ai libri di storia, ovunque ci sia un mistero insoluto arriva lui. E arrivano i suoi insetti.

Professore, era un bambino che infilzava farfalle con lo spillone?

"Non farei mai del male a creature così interessanti. Però è vero che già da piccolo ho sentito un’attrazione da collezionista: la miccia è stata un campeggio scout, ho allestito un terrario per l’osservazione di animali microscopici. Poi ho continuato a casa".

Come?

"Ho riempito il frigo con barattoli di larve. E ho creato un allevamento di vespe nella cameretta. A quel punto mia madre ha chiesto: che intenzioni hai?".

E lei?

"Mi sono buttato sullo studio degli insetti, gli occulti dominatori del mondo".

In che senso?

"Rappresentano il 75 per cento delle specie animali. Diventano l’87 per cento se ci mettiamo anche gli scorpioni, i ragni e i granchi. Sono evoluti, plastici, coraggiosi, versatili e posseggono grande spirito di adattamento: riescono a vivere sui ghiacciai e in mare".

Non ha detto che sono onnivori.

"Vero. Mangiano di tutto. Anche la materia umana in decomposizione, cioè i cadaveri".

Si trova a suo agio sulla scena di un crimine violento?

"So che cosa fare. Ma non voglio essere frainteso: il contatto con il male è un’esperienza sconvolgente. Devi essere professionale, esaminare il caso senza farti coinvolgere emozionalmente. Dopo però, in macchina da solo sulla strada di casa, rifletti su quanto di terribile hai visto. L’odore della morte ti resta addosso: desideri solo una doccia calda".

Gli insetti sono i suoi alleati?

"Sono i testimoni silenziosi di un evento che l’entomologo forense è chiamato a decifrare. Noi dobbiamo dare una risposta al quesito chiave: stabilire il tempo della morte. Fattore soggetto a variabili esterne come luogo, stagione, temperatura ambientale. La presenza degli insetti su un corpo o nelle sue vicinanze dice tante cose".

Quali?

"Dall’intestino di mosche, zanzare, pidocchi, cimici possiamo estrarre il Dna della persona che hanno punto. E collocarla così sul luogo di un delitto. Ci dà preziose informazioni anche il pupario, cioè il bozzolo che le larve abbandonano diventando mosche. Se ne trovano anche vicino alle mummie di tremila anni fa".

Altre meraviglie degli insetti?

"Ci permettono di identificare un cadavere anche senza il cadavere".

È la ricerca dell’invisibile?

"Il prossimo passo sa di fantascienza: l’analisi dei batteri, una sorta di impronta digitale. Li rilasciamo a contatto con l’aria e rivelano il nostro passaggio in un determinato luogo. Inauguriamo a Genova il primo corso di laurea in biologia forense".

Lei ha trattato casi famosi di cronaca nera. Per esempio quello di Melania Rea, uccisa nel Teramano.

"Lo studio delle larve sul cadavere ha fatto luce sull’ora dell’omicidio".

Si è occupato di Yara Gambirasio?

"Il corpo della ragazza è stato ritrovato nell’erba alta di Chignolo d’Isola: il problema era capire se fosse stata assassinata in quel punto o altrove. Il database della Gendarmeria francese ha fornito informazioni sulla fauna invernale di luoghi simili a quello. Il resto ce l’hanno spiegato gli insetti: la loro colonizzazione era avvenuta lì".

E la studentessa Elisa Claps?

"Il cadavere fu rinvenuto nella soffitta della chiesa a Potenza, 16 anni dopo la scomparsa. Ho esaminato pacchi di insetti provenienti da quel solaio. L’assassino è stato condannato".

L’ultimo giallo è di questa estate: la morte di Viviana Parisi e del figlioletto Gioele, nelle campagne siciliane di Caronia.

"Un caso difficilissimo. L’ambiente è omogeneo: abbiamo trovato milioni di insetti ma della stessa zona. Tutto ci ha fatto pensare che madre e figlio siano morti lì. I corpi sono stati trascinati lontano l’uno dall’altro? Impossibile dimostrare uno spostamento anche breve, alle condizioni date".

L’entomologo forense e il medico legale: una corsa a chi arriva primo?

"Da solo vai veloce, insieme vai lontano. Ho lavorato spalla a spalla con Cristina Cattaneo, grande scienziata: il gioco di squadra è essenziale".

È stato nove anni in Inghilterra: perché?

"Sono andato all’estero perché ero stanco del precariato. Cercavano un ruolo come il mio a Huddersfield, mi sono presentato e ho vinto il concorso. Sono stato assunto la sera stessa. Col tempo ho creato una enclave tricolore tutta al femminile: Giorgia Giordani ricercatrice all’Alma Mater bolognese, Fabiola Tuccia ora a Cambridge e Jennifer Pradelli rimasta a Huddersfield. Ragazze straordinarie, spero che tornino".

Guarda la serie tv di Csi?

"All’inizio la seguivo. Ma è una fiction, mi arrabbio per certi errori marchiani. Io e Gilbert Grissom, il protagonista, abbiamo in comune solo il caos sulla scrivania".

Quante volte ha visto il film Il silenzio degli innocenti?

"Neppure una. La falena Sfinge testa di morto sul manifesto mi attrae, ma temo di restare deluso".

Lei è sposato: parla con sua moglie delle investigazioni?

"Assolutamente no. Lei è un avvocato cintura nera di Chi l’ha visto? e quinto dan di Quarto grado: quando si mette davanti alla tivù cambio stanza. Meglio un libro".