Davide

Rondoni

E ora arriva pure il bonus psicologo per i ragazzi. Il Grande Depressore ora si maschera da Grande Terapeuta.

Dopo averli fatti diventar matti (e depressi e svogliati) con direttive spesso contraddittorie, dopo averli accusati di essere untori dei nonnini, dopo averli chiusi in casa o dietro mascherine in modo esagerato e incomprensibile, ecco lo psicologo di Stato.

Invece di aiutarli a riprender lena, coraggio moltiplicando iniziative vive e comunitarie rivolte a loro, invece di dare alle famiglie un po’ di soldi per portarli a vedere cose belle, il Grande Depressore che con una mano li ha sfiancati ora porge l’altra mano, terapia garantita. Vedo due cose gravi in questa idea.

La prima è quella di “medicalizzare” ogni disagio. Alle molte domande, inquietudini, disagi a riguardo della vita e del suo senso vero insorte in questa pandemia, si offre una risposta terapeutica invece che esistenziale e comunitaria.

La seconda cosa grave è che questa idea diventa un messaggio che scavalca l’aiuto che possono dare le famiglie, se aiutate di più, a far uscire da uno stato di disagio i loro figli. Come se il terapeuta di Stato li conoscesse di più.

Ma i figli non sono figli dello Stato, bensì di uomini e donne che magari attendono un aiuto vero e non una sostituzione. Dopo e ancora dentro un periodo cupo di menzogne e difficoltà, il capolavoro del potere è dire ai suoi sudditi più giovani: "Sei a disagio? Forse sei malato…".