di Elena Comelli Dopo aver regalato al mondo l’auto elettrica, ora Elon Musk si prepara a entrare nel nostro cervello con i sensori di Neuralink, la società d’intelligenza artificiale applicata alla medicina da lui fondata quattro anni fa a San Francisco. Il congegno che ha presentato al mondo nella notte fra venerdì e sabato ha le dimensioni e lo spessore di una moneta ed è già pronto per essere installato nella scatola cranica di un essere umano, ma per ora siamo alle sperimentazioni con gli animali: la protagonista della presentazione è stata Gertrude, un maiale....

di Elena Comelli

Dopo aver regalato al mondo l’auto elettrica, ora Elon Musk si prepara a entrare nel nostro cervello con i sensori di Neuralink, la società d’intelligenza artificiale applicata alla medicina da lui fondata quattro anni fa a San Francisco. Il congegno che ha presentato al mondo nella notte fra venerdì e sabato ha le dimensioni e lo spessore di una moneta ed è già pronto per essere installato nella scatola cranica di un essere umano, ma per ora siamo alle sperimentazioni con gli animali: la protagonista della presentazione è stata Gertrude, un maiale. Con un dispositivo ad hoc impiantato nel cervello, Gertrude ha dato dimostrazione dell’attuale livello di sviluppo della tecnologia di interfaccia neuroni-elettronica. Le immagini mostrate su uno schermo hanno trasmesso in diretta l’attività cerebrale di Gertrude mentre annusava intorno a sé, dando una rappresentazione di quanto variasse l’intensità dell’attività cerebrale a seconda di quale punto odorasse.

Musk spera che, una volta perfezionata, questa tecnologia consenta di affrontare una gran quantità di problemi: dalla restituzione dell’uso delle gambe ai paraplegici alla cura della cecità, dell’Alzheimer, dell’insonnia, delle dipendenze, dell’ansia.

L’imprenditore sudafricano trapiantato negli Usa non è nuovo a questi progetti portentosi. Prima ha fondato Tesla, la società che ha prodotto le prime auto elettriche moderne, senza la quale oggi non potremmo viaggiare senza emissioni. Poi ha trasportato i privati cittadini nello spazio coi suoi missili e le sue astronavi, promettendo che porterà l’uomo su Marte. Ora scava tunnel sotterranei per farci spostare ad altissima velocità dentro treni-pallottola sparati nei tubi pneumatici dell’Hyperloop. E nel contempo lavora all’intelligenza artificiale del futuro.

Musk ha cercato di rendere comprensibile il suo progetto parlando della piattaforma elettronica da piazzare nella scatola cranica come di un fitbit, il gadget che registra tutti i dati dell’attività fisica di una persona e i parametri della sua salute, trasmettendoli allo smartphone. Alloggiato nel cervello, con sottili filamenti che servono a stimolare elettricamente i neuroni, il sistema registra una serie di informazioni associate all’attività cerebrale, che possono fornire indicazioni di massima su quello che sta accadendo all’interno del cervello.

In pratica, un misuratore di performance, un contapassi cerebrale che si applica – per esempio – all’attività sensoriale. Questa tecnologia, che Musk spera di poter perfezionare entro pochi anni dovrebbe, in primo luogo, ridare l’uso delle gambe a chi è paralizzato e curare la malattia mentale, ma in prospettiva servirà a uno scopo ancor più ambizioso: la simbiosi tra uomo e macchina. Il potenziamento delle capacità cerebrali dell’individuo, per evitare che venga scavalcato da un’intelligenza artificiale sempre più potente.