di Alessandro Farruggia Rosso, addio. Il giallo dilaga. Ma attenzione al rilassamento. Noi riapriamo progressivamente, la prossima settimana la Germania torna al lockdown. E il rischio è che aprendo troppo, sotto la spinta del Natale, anche noi potremmo a gennaio essere costretti a seguire l’esempio di Berlino. Le scene delle nostre città invase per lo shopping sono un campanello d’allarme. Il problema se lo pongono molti virologi, l’Istituto superiore di sanità e il Comitato tecnico scientifico in primis, ma anche molti politici dell’ala ’rigorista’ del governo. "L’elevata incidenza e l’attuale forte impatto sui servizi sanitari – sottolinea il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro – richiedono di essere molto cauti e di evitare di ridurre in maniera significativa oggi le misure, comprese quelle sulla...

di Alessandro Farruggia

Rosso, addio. Il giallo dilaga. Ma attenzione al rilassamento. Noi riapriamo progressivamente, la prossima settimana la Germania torna al lockdown. E il rischio è che aprendo troppo, sotto la spinta del Natale, anche noi potremmo a gennaio essere costretti a seguire l’esempio di Berlino. Le scene delle nostre città invase per lo shopping sono un campanello d’allarme. Il problema se lo pongono molti virologi, l’Istituto superiore di sanità e il Comitato tecnico scientifico in primis, ma anche molti politici dell’ala ’rigorista’ del governo.

"L’elevata incidenza e l’attuale forte impatto sui servizi sanitari – sottolinea il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro – richiedono di essere molto cauti e di evitare di ridurre in maniera significativa oggi le misure, comprese quelle sulla mobilità. Dobbiamo abbassare ancora l’incidenza. È un Natale Covid: bisogna muoversi poco ed evitare momenti conviviali con molte persone". "È chiaro che, come si allentano le misure sui comportamenti a rischio, l’epidemia riprende", rimarca Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute. Già. "La Germania – osserva il professor Giovanni Maga, direttore del laboratorio di virologia al Cnr – deve servirci di monito. Ha un mesetto di ritardo rispetto a noi nello sviluppo dell’epidemia. Ha sinora attuato una strategia stop and go, di aperture alternate a chiusure che non le ha evitato la seconda ondata. Certo, sinora ha performato meglio di noi, vuoi per il maggior numero di posti di terapia intensiva, vuoi per il numero di medici e soprattutto di infermieri o per la migliore medicina territoriale e il miglior sistema di tracciamento. Spendono molto di più e si vede. Se ora scelgono di tornare al lockdown è per congelare la salita della curva". "Noi – sottolinea Maga – siamo oggi in una situazione migliore, ma non dobbiamo riposare sugli allori. Possiamo operare le aperture che stiamo vedendo. Ma la curva si è quasi stabilizzata, scende poco. Attenzione a non pensare che il ritorno in zona gialla o arancione sia un liberi tutti, non dobbiamo credere che l’epidemia si stia spegnendo, altrimenti a fine gennaio o inizio febbraio ci troveremmo nelle stesse condizioni dei tedeschi".

"La Germania sta raggiungendo il picco che noi abbiamo avuto a novembre, per questo chiude. Ma non pensiamo che il loro problema non ci riguardi. Se durante il periodo delle ferie natalizie ci sarà un rilassamento pari a quello visto questa estate – osserva il professor Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli e dell’università Cattolica del Sacro Cuore – il rischio di avere una ripresa è altissimo, per questo bisogna rispettare rigorosamente le norme. Basta poco per piombare in una terza ondata".

Anche al ministero della Salute scelgono la prudenza. "La Germania – osserva il viceministro Pierpaolo Sileri – ha scelto di adottare misure rigorose perché si è trovata a fronteggiare un aumento sensibile dei contagi e dei decessi. Mi sembra un decisione condivisibile. Hanno agito cercando di far fronte ad un incremento della curva ma anche di prevenire un picco post natalizio. E del resto lo si è visto in America con il thanksgiving, dopo il quale i morti e i contagi sono in forte crescita. Le festività portano un aumento dei casi. A Natale dovremo moltiplicare la prudenza. In ogni caso avremo una risalita dei contagi dopo Natale, e quindi dobbiamo contenerla. Per questo dico: non allentiamo le misure del dpcm".

E c’è anche chi, non solo nel Cts, chiede anzi di restringerle. Il Pd ad esempio. "Se la situazione in molte regioni migliora – recita una nota uscita da un vertice tra il segretario Zingaretti, il vice Orlando e i capigruppo di Camera e Senato – è solo grazie a quelle misure di contenimento e a comportamenti coerenti e responsabili. Malgrado questo, il numero delle vittime è drammatico. Ora bisogna fare di tutto per non disperdere questi risultati e non tornare indietro. Per questo, alla luce di un sicuro aumento del rischio di assembramenti dovuto al periodo delle festività, occorre valutare l’adozione di nuove misure che garantiscano il contenimento dei contagi". Anche il M5s, pur senza chiedere nuove misure, è per i sacrifici: la linea deve essere "quella del rigore".