Marco

Buticchi

La levata di scudi contro la vendita dell’isola Gallinara – ma più in generale di ogni lembo del Patrio suolo – mi ricorda la chiusura della stalla quando i buoi sono ormai lontani. Mi hanno insegnato che le sentenze non si commentano, si eseguono. Giusto corollario del fatto che una legge non è soggetta a interpretazione soggettiva: se è legge va osservata. Fatta questa premessa vi dirò che, dispiaciuto perché una perla della mia Liguria potrebbe finire in mani straniere, vedo superata ogni diatriba: se esistevano i presupposti legali perché Gallinara fosse venduta, non mi meraviglia il fatto che qualcuno se la stia comprando. Mi stupisce di più, invece, la statale ostinazione a gestire ciò che lo Stato non riesce a gestire, causando buchi di bilancio vorticosi, alimentando affari poco trasparenti o favorendo i soliti furbetti.

Altro aspetto del paradosso della vendita è la destinazione d’uso. Anche qui invocare regolamenti speciali per disciplinare a posteriori le mosse del tycoon ucraino mi pare fuori luogo: Gallinara è protetta e vincolata da decenni e quindi, anche il miliardario venuto dal freddo, dovrà agire come qualsiasi altro cittadino.

Sino metà agosto, però, lo Stato potrà esercitare il suo diritto di prelazione. Poi toccherà agli enti locali sino a metà settembre. Se tanto preme all’Italia non disfarsi dei suoi gioielli pregiati ecco che, chi ha fatto le leggi… troverà pure la scappatoia.