Chi ha contratto il virus potrebbe essere protetto per molti mesi. Probabilmente, addirittura, per anni. Alessandro Sette, italiano trapiantato negli Usa dall’85, è uno dei massimi esperti di virus e dintorni. Dirige il Dipartimento di ricerca sui vaccini La Jolla Institute of Immunology (Ljl) a San Diego, in California. Insieme con gli altri suoi colleghi, negli ultimi otto mesi ha passato al setaccio i dati di 185 ammalati di Covid fra i 19 e gli 81 anni. I risultati dello studio sono clamorosi. E di fatto ridimensionano le paure di chi, nella prima fase, parlava di una risposta immunitaria la virus molto limitata nel tempo con forti rischi di ricadute. Coronavirus, il bollettino del 19 novembre Professor Sette, è vero che chi si è ammalato di Covid di fatto è protetto per...

Chi ha contratto il virus potrebbe essere protetto per molti mesi. Probabilmente, addirittura, per anni. Alessandro Sette, italiano trapiantato negli Usa dall’85, è uno dei massimi esperti di virus e dintorni. Dirige il Dipartimento di ricerca sui vaccini La Jolla Institute of Immunology (Ljl) a San Diego, in California. Insieme con gli altri suoi colleghi, negli ultimi otto mesi ha passato al setaccio i dati di 185 ammalati di Covid fra i 19 e gli 81 anni. I risultati dello studio sono clamorosi. E di fatto ridimensionano le paure di chi, nella prima fase, parlava di una risposta immunitaria la virus molto limitata nel tempo con forti rischi di ricadute.

Coronavirus, il bollettino del 19 novembre

La ricerca sull'immunità

Professor Sette, è vero che chi si è ammalato di Covid di fatto è protetto per almeno 9 mesi? Anzi, potrebbe addirittura non ammalarsi più per anni?

"Dire questo è un po’ esagerato. La nostra ricerca ha dimostrato che c’è una risposta immunitaria che dura almeno fino a otto mesi. Che cosa questo significa in termini di protezione dalla malattia in futuro, non ha ancora un’evidenza scientifica. Però, estrapolando i dati, si può essere ottimisti. Non c’è alcun motivo per sospettare, infatti, che la risposta immunitaria non possa essere durevole".

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Eppure, nelle prime fasi dell’epidemia, molti scienziati sostenevano che gli anticorpi duravano solo pochi mesi?

"È stata un’interpretazione che non ha considerato la totalità della risposta immunitaria".

Cioè?

"Se si misura solo la risposta degli anticorpi non si ha un quadro completo. È naturale che si riducono nel tempo. Abbiamo perciò misurato le cosiddette ’cellule T’, quelle che sono nel sangue e che conservano la memoria del virus. In pratica sono le ’fabbriche’ degli anticorpi. Quindi, anche se il tasso degli anticorpi si riduce, il fatto che ci siano ancora cellule in grado di riprodurli, significa che il nostro sistema di protezione è ancora forte. Se l’organismo dovesse tornare a incontrare il virus, saprebbe come reagire".

In Italia i contagiati hanno superato abbondantemente un milione, in pratica un italiano su 60. Quando si può parlare di immunità di gregge?

"Per raggiungere l’immunità di gregge occorrerebbe arrivare al 70% della popolazione. In Italia siamo molto lontani, anche al netto del fatto che il numero dei contagiati, probabilmente, è superiore a quello registrato nelle statistiche ufficiali. L’immunità di gregge sarà però raggiunta grazie al vaccino".

Pfizer ha appena comunicato che il suo vaccino è efficace al 95%.

"Sono notizie molto confortanti. Un livello di efficacia superiore al 90% è migliore anche rispetto a tanti vaccini attualmente in circolazione. Inoltre i livelli di protezione sono stati raggiunti con tecnologie e da aziende diverse. Infine, si sta vedendo che la protezione è efficace anche con pazienti in età avanzata o alle prese con gli stadi più severi della malattia".

Quanto potrà durare la risposta immunitaria ottenuta con il vaccino?

"Questo ancora non lo sappiamo. Ci troviamo, di fatto, nella stessa situazione di sei mesi fa, quando abbiamo avviato il nostro studio. Bisognerà verificare in una seconda fase quale sarà la durata della risposta immunitaria".

Sarà necessario vaccinarsi ogni anno contro il Covid come succede con l’influenza?

"In generale, l’esigenza di ripetere il vaccino ogni anno, è dovuta al fatto che il virus dell’influenza cambia radicalmente. Il virus del Covid è molto stabile e niente ci fa pensare che possa cambiare tanto da renderlo capace di sfuggire al riconoscimento della risposta immunitaria".

Molti italiani sono dubbiosi. Secondo un recente sondaggio circa il 34% non farà il vaccino. Hanno ragione?

"Io il vaccino lo farò non appena sarà disponibile. Certo, sono scelte personali. Ma c’è anche un discorso di responsabilità civile: la vaccinazione di massa porterà all’immunità di gruppo e quindi a sconfiggere il virus".