Francesco Boccia, 52 anni, ministro degli Affari regionali
Francesco Boccia, 52 anni, ministro degli Affari regionali
di Antonella Coppari Al Dpcm mancano solo tre giorni, ma la sorte degli italiani a dicembre e durante le vacanze natalizie resta incerta. Anche perché l’Unione europea, nelle linee guida anti-Covid, chiederà probabilmente ulteriori rigidità, tanto da suggerire di "evitare cerimonie religiose con grandi assembramenti", sostituendole con iniziative on line, in tivù o alla radio. L’orientamento del governo, pur con qualche distinguo, sarebbe chiaro. Ma pressioni e bracci di ferro proseguono e si intensificano su diversi capitoli, con le Regioni che mettono nero su bianco la necessità di prevedere una quarta fascia, che si collochi sotto la zona gialla, e che consenta più respiro per quelle zone di territorio dove i numeri del contagio sono sotto controllo. In attesa della riunione odierna dell’esecutivo con i governatori, l’unica cosa certa è che a gestire la...

di Antonella Coppari

Al Dpcm mancano solo tre giorni, ma la sorte degli italiani a dicembre e durante le vacanze natalizie resta incerta. Anche perché l’Unione europea, nelle linee guida anti-Covid, chiederà probabilmente ulteriori rigidità, tanto da suggerire di "evitare cerimonie religiose con grandi assembramenti", sostituendole con iniziative on line, in tivù o alla radio. L’orientamento del governo, pur con qualche distinguo, sarebbe chiaro. Ma pressioni e bracci di ferro proseguono e si intensificano su diversi capitoli, con le Regioni che mettono nero su bianco la necessità di prevedere una quarta fascia, che si collochi sotto la zona gialla, e che consenta più respiro per quelle zone di territorio dove i numeri del contagio sono sotto controllo.

In attesa della riunione odierna dell’esecutivo con i governatori, l’unica cosa certa è che a gestire la riapertura delle scuole che, attualmente, fanno didattica a distanza saranno i prefetti. È loro il compito di presiedere e coordinare i tavoli della conferenza permanente dei servizi – secondo il piano messo a punto dal Ministero dell’Istruzione d’intesa col Viminale e col disco verde di Conte – attorno al quale si ritroveranno sindaci, presidenti delle aziende dei trasporti locali e provveditori agli studi per ragionare sulla ripartenza, provincia per provincia. Con il compito, soprattutto, di verificare l’impatto delle riaperture sul fronte nevralgico dei trasporti. È questo, come si sa, l’elemento critico che trascina tutti gli altri. Proprio dal rapporto tra il numero degli studenti e la disponibilità di mezzi in ciascuna realtà locale dovrebbe dipendere lo scaglionamento degli ingressi: qualora, in qualche Comune, il prefetto ritenesse necessario far entrare i ragazzi in classe alle dieci invece che alle otto,per dire, la sua decisione sarà vincolante. Già, ma da quando? Come al solito anche nell’esecutivo si fronteggiano opinioni diverse: la maggioranza dei ministri pare convinta dell’opportunità di non riaprire i cancelli prima del 7 gennaio, ma rimangono alcune pressioni per una specie di anticipo il 14 dicembre. E la ministra Azzolina non si è arresa: "I tavoli dei prefetti comunque iniziano a lavorare già il 4 dicembre", fa filtrare.

Il principale punto di contrasto con le Regioni resta la riapertura degli impianti sciistici: un’affare che vale parecchi miliardi e molti posti di lavoro. Quelle dell’arco alpino (Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Province di Trento e Bolzano) cui si è aggiunta l’Abruzzo chiedono di aprire le strutture per gli ospiti degli alberghi e chi possiede una seconda casa: siccome il governo – come è noto – vuole impedire gli spostamenti tra regioni a partire dal 19-20 dicembre, dalla lunga riunione di ieri tra tutti i governatori italiani è arrivato l’invito all’esecutivo di autorizzare invece gli spostamenti tra zone con lo stesso colore. Contestualmente, Toti & co. chiedono di chiudere i confini con le Alpi. La preoccupazione naturalmente è anche quella di una fuga all’estero di chi, non intendendo rinunciare alla vacanza sulla neve, opta per mete esotiche.

In pressing sull’esecutivo affinché adotti come stella polare del Dpcm "il divieto di assembramento", i governatori rimettono in discussione alcuni particolari significativi dell’impianto adottato da Palazzo Chigi: vogliono rivedere i criteri sia dal punto di vista cronologico, in quanto puntano ad accorciare i tempi del passaggio da un colore all’altro ("21 giorni sono troppi, si può fare in modo più rapido", sottolineano); sia dal punto di vista spaziale "per cui – osserva Toti che, da vicepresidente della conferenza delle Regioni, ha guidato la discussione – vogliamo comprendere se, oltre alle fasce esistenti, esista la possibilità di prevedere un’ulteriore fascia con maggiori possibilità".

A partire dal coprifuoco a mezzanotte, passando per la riapertura di bar e ristoranti la sera, almeno fino alle 23. Ma si ragiona anche sull’opportunità di far riprendere alle palestre almeno le lezioni individuali o di riaprire le piscine negli alberghi. "Se il principio fondante è che l’assembramento è un problema, non si possono chiudere i teatri, i cinema e le piste da sci – sottolinea il veneto Zaia –. A me non risulta che la ressa sia solo in questi contesti, anzi sono forse più governabili degli assembramenti volontari e liberi che si creano naturalmente".